CONTATTACI
LOGIN
   
Pars pro toto
25 Febbraio 2026

La singola nervatura che diventa racconto dell’intero ecosistema

a cura di Filippo Giovanni Saba

 

Ci sono momenti nella vita di un’associazione che non rappresentano semplicemente una tappa cronologica, ma sono un vero passaggio di fase. Il cambio di logo di GBC Italia nasce esattamente da questa consapevolezza. Diciotto anni segnano simbolicamente la maggiore età: non una celebrazione autoreferenziale, ma un momento di transizione verso una fase di rinnovata visione, responsabilità e impegno.

Negli ultimi anni l’associazione ha consolidato la propria autorevolezza, diventando sempre più un interlocutore riconosciuto per istituzioni, decisori pubblici, aziende e professionisti del settore. Il primo Green Building Forum, che si è tenuto lo scorso ottobre presso Palazzo Lombardia a Milano, è stato testimonianza concreta della maturità raggiunta e del ruolo che la nostra Associazione ha saputo costruirsi, grazie alle competenze tecniche, tecnologiche, al sapere presenti al proprio interno.

La sostenibilità oggi per noi non può essere intesa solo in termini prestazionali ma deve tradursi in spazi, luoghi di vita, lavoro, svago, capaci di migliorare il benessere, l’inclusione, la resilienza delle persone e delle comunità.

Costruire meglio significa assumersi una responsabilità culturale oltre che professionale; è atto di cura collettiva capace di generare benessere, valore sociale e sviluppo. Questa visione di presente e di futuro è stata resa esplicita sin dal titolo del piano strategico con cui questa Consigliatura ha avviato il proprio triennio, “Lead the Green to Change Lives. La responsabilità del cambiamento per il benessere delle persone”. Era quindi naturale che anche il nostro logo evolvesse: non un mero esercizio grafico, ma un passaggio semantico fondamentale per raccontare la nostra nuova identità.

Nel gennaio 2008, quando l’Associazione è stata fondata, la scelta di rifarsi anche visivamente allo stile di USGBC aveva un valore preciso: affermare un’identità chiara e condividere un sistema di valori riconoscibile a livello globale. Unica differenza: la foglia di vite al posto della foglia di quercia.

Il percorso creativo è partito dal segno precedente attraverso un approccio progettuale di design sottrattivo: eliminare ciò che non è essenziale per far emergere ciò che è più significativo, ciò che conta davvero. Inizialmente, della foglia originaria è rimasta solo la nervatura, la struttura interna attraverso cui scorre la linfa, il principio vitale. E l’ambiente costruito è luogo di vita. A quel punto è stata fatta un’ulteriore operazione di sottrazione. È stata presa solo una piccola porzione di quel principio vitale, poiché in quel frammento è già racchiuso l’intero sistema di valori di GBC Italia.

È il concetto proprio della locuzione latina “pars pro toto”, la parte essenziale che rende comprensibile il tutto. La singola nervatura che diventa racconto dell’intero ecosistema. Le nervature non sono semplici linee ma rappresentano inoltre reti, connessioni, flussi. E non sarà sfuggito che l’immagine evoca una mappa topografica, un territorio di idee, competenze, progetti e persone in continua espansione. Un elemento grafico che è anche un rimando all’allargamento della scala in cui oggi l’Associazione opera: non solo il singolo edificio ma il quartiere, la città, il territorio.

La scritta stessa diventa parte integrante della grafica. Mantiene la sua circolarità, ma non è più confinata entro un perimetro. È libera, come libera è la natura del dialogo che GBC Italia intrattiene con soci e stakeholder. Accanto al simbolo abbiamo introdotto il pay-off “Build Better, Live Better”, una sintesi volutamente semplice e immediata che traduce in poche parole una visione articolata: vivere in spazi, luoghi, che rispettino le esigenze delle persone e dell’ambiente, integrando sostenibilità ambientale, benessere delle persone e sviluppo economico in un unico orizzonte di trasformazione dell’ambiente costruito.

Il cambio di logo, in quanto parte di un’evoluzione strategica, non può restare un gesto isolato. Non è solo l’identità visiva a cambiare ma anche la sua parte espressiva e relazionale, la comunicazione. In questo senso, l’aggiornamento della palette cromatica, ripensata con toni moderni e morbidi, rafforza l’idea di connessione tra natura, persone e ambiti di attività.  I colori che sono stati scelti possono vivere sia su materiali fisici che in spazi digitali, senza perdere la propria identità.

Il rinnovamento del sito, al momento in cui questo editoriale viene scritto, in fase di attuazione, traduce questa evoluzione in esperienza. Struttura dei contenuti, stile visivo, tono di voce e usabilità diventano l’estensione concreta della nuova identità. Non cambia solo ciò che diciamo, ma il modo in cui lo rendiamo accessibile e riconoscibile. Il lavoro è stato il risultato di un percorso condiviso, durato diversi mesi, che ha voluto mantenere un legame con il passato reinterpretandolo in chiave contemporanea.

Il nuovo logo, presentato lo scorso 10 febbraio a Roma, è oggi già parte della comunicazione dell’associazione e ha raccolto fin da subito riscontri positivi. Ma, al di là dell’accoglienza, ciò che conta davvero è il significato profondo di questa evoluzione: un segno che non racconta solo chi siamo, ma soprattutto chi siamo e vogliamo essere.

Perché l’identità, come la sostenibilità, non è mai statica. È un processo continuo di consapevolezza, responsabilità e visione.