
Le interviste di GBC Italia agli ambassador del progetto #BuildingLife
Serve un nuovo modello di business: efficienza nei tempi e maggiori margini per innovare_Giulia Daniele, Managing Director di Tecnostrutture Deutschland GmbH e membro del consiglio di amministrazione di Tecnostrutture Srl
In Italia si presta ancora poca attenzione alle emissioni di gas climalteranti nell’arco del ciclo di vita degli edifici; quali sono le ragioni?
Bisogna spostare l’attenzione dal carbonio operativo all’embodied carbon, ora lo sappiamo calcolare e gestire. Persiste invece la falsa percezione che il carbonio incorporato sia marginale rispetto alle emissioni operative di un edificio. Ciò porta a poca attenzione alla riduzione di CO2 in fase di costruzione, considerando lo spazio d’azione sostanziale della fase d’uso dell’edificio.
Il driver del mercato è il prezzo e, in seconda battuta, il tempo. La verifica di efficacia di un sistema che premia soluzioni alternative a basse emissioni di CO2 viene fatto “qui ed ora”, senza pensare al ciclo di vita dell’edificio. Se dovremo pensare in ottica LCA, anche come edificio acquisti, dovremo invece lavorare sull’impatto del componente impiegato lungo tutto il suo ciclo di vita, basando queste informazioni sulla EPD – dichiarazione ambientale – dei prodotti. Se nel pubblico abbiamo il vincolo dei Criteri Ambientali Minimi, per il settore privato è lasciato alla volontà del committente decidere quanto considerare il suo ciclo di vita. Spetta al governo nazionale e locale definire un obiettivo di riduzione delle emissioni. A cascata serve che facciano lo stesso anche i developer, pretendendo che progettisti, imprese e fornitori rispettino tali standard.
Tecnostrutture ha sviluppato una strategia verso il 2050? Includendo una traiettoria di decarbonizzazione degli edifici e considerando le emissioni nell’intero ciclo di vita?
In Tecnostrutture abbiamo un piano al 2030 e annualmente definiamo una linea guida strategica che accompagna il percorso verso il net zero. Entro 5 anni ci siano dati degli obiettivi chiari per ogni ambito ESG: ambiente, sociale e governace. Rispetto alla Governance, oggi abbiamo due comitati: uno esterno e uno interno di indirizzo sulla sostenibilità. Questi due organismi ci aiutano a mantenere la direzione corretta.
Abbiamo inoltre identificato tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 quelli legati al nostro business, per i quali possiamo avere un impatto su persone, pianeta e società. Tra questi, relativamente al percorso di decarbonizzazione ne cito due:
- Per l’obiettivo 9 “Imprese, Innovazione e Infrastrutture” ci impegniamo in investimenti incrementali in Ricerca e Sviluppo per ridurre l’uso di materie prime impiegate e gestire al meglio la fase del fine vita;
- Relativamente all’obiettivo 12 “Consumo e Produzione Responsabili”, dal primo gennaio 2022, l’elettricità utilizzata nelle fabbriche di Tecnostrutture proviene da fonti rinnovabili, di cui in parte energia autoprodotta.
Come può Tecnostrutture accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito?
È sostanziale lavorare ad una industrializzazione del settore edilizio. Durante il nostro convegno annuale, “Progettiamo il futuro”, facciamo il punto sui progressi di questa evoluzione. Nell’edizione 2025 abbiamo presentato il modello degli Accordi Collaborativi, in collaborazione con OICE e GBC Italia, e sviluppato a cura di Eugenio Kannès, CEO Brioschi Sviluppo Immobiliare. Una tipologia contrattuale, basata su principi di trasparenza (open book) e di collaborazione che coinvolge tutti gli attori della filiera all’inizio dell’opera. I limiti dei contratti “a corpo” basati su progetti esecutivi sviluppati senza il coinvolgimento della filiera produttiva, rende necessario ripensare i contratti. Una maggiore digitalizzazione dei processi, non solo l’utilizzo del BIM, devono accompagnare questo passaggio verso un nuovo modo di costruire. La tecnologia utilizzata da Tecnolstrutture, travi e pilastri NPS® sfruttano l‘efficienza strutturale data dall‘unione di acciaio e calcestruzzo. Si ottengono così sezioni compatte con minor impiego di materie prime e ottimizzazione dello spazio abitabile. I prodotti sono realizzati con acciaio riciclato, una percentuale che supera di molto l’80% del peso totale per le travi, informazione verificabile dalla Dichiarazione di Ambientale di Prodotto rilasciata da ente terzo sulla base di un Life Cycle Assessment. Le strutture sono prodotte in fabbrica, impiegando sia energia autoprodotta sia – dal primo gennaio 2022 – energia totalmente derivante da fonti rinnovabili. Anche la logistica di cantiere è a basse emissioni. Diamo priorità al trasporto a green-fuel e intermodale.
Si registrano vantaggi anche relativamente alla riduzione drastica di casseforme, legno e puntelli drasticamente ridotti, dato che quasi sempre le strutture sono autoportanti. Si risparmiano quindi viaggi per portare e riconsegnare il materiale provvisionale così come la loro produzione stessa. Ne consegue un contributo sostanziale alla riduzione dei rifiuti di cantiere e degli scarti, con prodotti che arrivano già pronti per il montaggio.
Ritiene fattibile attuare un approccio circolare al settore dell’edilizia in Italia? Quali sono le principali barriere all’implementazione?
In azienda stiamo già da tempo monitorando la percentuale di rifiuto riciclabile prodotto ed è condiviso l’impegno a ridurre la produzione di rifiuti. Programmiamo la lavorazione dell’acciaio con macchinari 4.0 in modo da minimizzare lo sfrido. Quello prodotto viene poi riciclato. Il nostro ciclo produttivo non ha scarti. Cambiare l’approccio vuole dire cambiare mindset e chi ha molta esperienza fa più fatica a modificare il proprio atteggiamento. Un recente studio di Porche Consulting sull’industrializzazione delle costruzioni rappresenta bene il circolo vizioso nel quale il modello tradizionale è intrappolato.
Le attività edilizie sono frammentate tra numerose imprese con scarsa capacità di investimento e produttività. Questo si traduce in margini di progetto bassi e instabili, e quindi in budget limitati per ricerca e sviluppo. Senza investimenti in innovazione e progresso tecnico, la produttività resta bassa, alimentando così lo stesso circolo vizioso da cui tutto ha origine. Negli ultimi quarant’anni la produttività di tutti i settori è migliorata tranne che in edilizia, dove è diminuita e dove, al pari, sono aumentati adempimenti e burocrazia. Costruivano con maggiore celerità negli anni Novanta…questo ci dice che va cambiato il modello di business.
Rispetto al ruolo che ricopre nella filiera, quali sono le trasformazioni o le innovazioni chiave che la sua categoria di stakeholder dovrebbe intraprendere per ottenere edifici a bassa emissione di CO2 e circolari?
Gli Accordi Collaborativi vanno proprio in questa direzione, fare lavorare in sinergia tutti gli attori dall’inizio dell’opera, non c’è altra strada. Tecnologicamente, invece, si tratta di riuscire a mettere a sistema soluzioni costruttive alternative, presenti sul mercato da decenni con basse emissioni e processi efficienti. Serve aumentare l’adozione di soluzioni innovative, ad esempio di tipo offsite e allo stesso tempo investire in ricerca e sviluppo per affinare costantemente tali tecnologie.
La digitalizzazione è un altro aspetto fondamentale, che consente di strutturare le competenze della filiera e di aumentare l’efficienza produttiva.