
GBC Italia lavora per allineare gli strumenti finanziari alla Tassonomia europea
di Carlotta Rocci
Quanto sono davvero green i mutui verdi?
Il segmento di mercato è in crescita: i mutui che vincolano tassi più favorevoli al concetto di sostenibilità rappresentano circa il 10% del totale dei mutui concessi nel 2024. Il punto però è decidere cosa si vuole prendere in considerazione per determinare quanto sia “green” un edificio.
Nel primo trimestre del 2025, sono stati erogati circa 19 milioni di euro in mutui green, pari al 5,3% delle richieste totali di mutuo. Nel 2024, secondo uno studio condotto da Qualis, i mutui green rappresentavano il 10% del totale con picchi del 16% verso la fine dell’anno.
I tassi agevolati e le rate più leggere previste da questo tipo di strumento, però, hanno premiato finora quasi esclusivamente le performance energetiche dell’edificio, rivolgendosi a chi acquista unità in classe A e B o chi ristruttura un edificio esistente migliorando di almeno il 30% l’efficienza del fabbricato. Le performance energetiche, però, sono solo uno degli indicatori da prendere in considerazione per valutare la sostenibilità di un fabbricato. Il protocollo GBC Home di Green Building Council Italia, per esempio, fissa almeno sei categorie per determinare le caratteristiche green di un edificio e l’aspetto energetico è solo una di queste sei, insieme alla gestione delle acque, ai materiali, alla qualità ambientale interna, all’innovazione nella progettazione e al contesto in cui viene inserito (priorità regionale).
«È tempo che lo strumento finanziario dei mutui green si adegui a un concetto di sostenibilità più ampio e completo», commenta Marco Caffi, direttore di Green Building Council Italia, che sta affrontando sotto diversi aspetti il tema della finanza green. GBC Italia, anche attraverso la Europe Regional Network (ERN) dei GBC, siede da anni ai tavoli tecnici di discussione e partecipa a progetti innovativi, su questi temi, come ad esempio l’iniziativa EeMAP – Energy Efficient Mortgage Action Plan, che tra il 2017 e 2018 impostò un piano per creare un mutuo per l’efficienza energetica standardizzato a livello europeo, mirato ad incentivare la riqualificazione degli edifici e l’acquisto di proprietà altamente efficienti attraverso condizioni finanziarie favorevoli. Quello fu il primo passo verso la creazione dei mutui green e il fatto che la percentuale di applicazione di questi strumenti sia in crescita, dimostra la validità di questo percorso. L’efficienza energetica era l’indicatore più facile da utilizzare perché era il più misurabile in modo oggettivo. Comprensibile al consumatore finale, che chiedeva accesso al mutuo, ma di semplice utilizzo anche per le banche che potevano così dimostrare di aver utilizzato il denaro emesso dai fondi di investimento, tramite green bond, per interventi di miglioramento delle prestazioni ambientali misurabili e rendicontabili.
Oggi però esistono nuovi strumenti che rendono misurabili anche altri aspetti della sostenibilità e uno di questi arriva dall’Europa ed è il regolamento per la Tassonomia europea degli Investimenti Verdi che definisce, anche nel settore edilizio, quali interventi possono essere considerati green secondo sei obiettivi: la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, l’uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine, la transizione verso un’economia circolare, la prevenzione e controllo dell’inquinamento, la tutela e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Il regolamento, nato come strumento volontario di rendicontazione degli obiettivi ambientali degli investimenti finanziari, è oggi di applicazione obbligatoria per alcuni soggetti quali le società che emettono green bond.
«La partecipazione dei rappresentanti della Rete Europea dei GBC alla Piattaforma sulla Finanza Sostenibile della Commissione EU ha consentito anche a GBC Italia di essere fra gli addetti ai lavori aggiornati sull’evoluzione del regolamento della Tassonomia EU – racconta Caffi – Consapevoli dell’importanza di strumenti di finanza green più completi nel 2020 abbiamo quindi definito, con altri Green Building Council, uno schema di mutuo verde che, mantenendo il processo di attivazione simile allo schema di mutuo basato sull’efficienza energetica, richiede una valutazione della sostenibilità complessiva dell’edificio, proprio come richiede il regolamento della tassonomia EU».
Oggi, anche alla luce delle richieste contenute nella nuova direttiva EPBD 4, ci sono le condizioni per riportare all’attenzione delle istituzioni finanziarie lo schema di mutuo verde sviluppato da GBC Italia. Le banche potrebbero sviluppare e proporre mutui green di diverso livello: da quello base riferito alla sola efficienza energetica a quello più evoluto che si basa sul livello di sostenibilità complessivo. Un’offerta di più strumenti finanziari green potrebbe meglio soddisfare le diverse esigenze del mercato e quindi supportare in modo più efficace la “just transition”, una transizione che per essere giusta deve offrire a tutti la possibilità anche economica di mettere in atto le azioni di mitigazione ed adattamento necessarie.
Esistono già molti edifici certificati con i protocolli di sostenibilità di GBC Italia per i quali viene premiata l’efficienza energetica, la circolarità, il comfort e la salubrità della costruzione. Un edificio più sostenibile è in genere più resiliente e quindi manterrà il suo valore nel tempo e i risparmi derivanti dalle maggiori prestazioni rappresentano “reddito mensile aggiuntivo” a disposizione dell’acquirente, che possono essere in parte destinati alla copertura della rata del mutuo riducendo il rischio di insolvenza del soggetto contraente il mutuo.
Per questo il Green Building Council Italia ha pubblicato alcune guide, destinate agli investitori e agli utenti finali per promuovere l’uso di questo strumento a partire dalla corretta definizione di green home, sull’importanza della relativa certificazione di sostenibilità come elemento qualificante il mutuo verde.