
Salute, comfort e sostenibilità sono dimensioni del progetto, strettamente connesse tra loro, legate alla qualità di un edificio e della vita delle persone che lo vivono, sia esso ad uso abitativo o commerciale.
di Roberto Zecchin, Laura Bellia, Francesco Asdrubali, Francesca Romana d’Ambrosio, Giuseppe Barbiero e Marco Filippi
È proprio negli edifici, dove trascorriamo gran parte della nostra vita, che investire nella qualità degli spazi significa migliorare il benessere e la produttività, oltre a generare risparmi nel lungo periodo. Sono temi centrali a cui l’Associazione lavora con costanza generando continuamente nuovi ambiti lavorativi dove discuterne e confrontarsi per creare soluzioni concrete e dibattere in merito alle criticità del tema e che eleggono le costruzioni green a leva strategica per la tutela del pianeta e delle persone che lo abitano.
Progettare e costruire un edificio significa prima di tutto creare spazi destinati alla vita e al lavoro delle persone. La qualità dell’ambiente interno rappresenta quindi una componente essenziale del progetto e deve essere un obiettivo definito fin dalle prime fasi e verificato lungo l’intero processo edilizio. La centralità del tema appare evidente considerando il tempo che le persone trascorrono negli ambienti chiusi in cui svolgono gran parte delle attività quotidiane. Il progetto della qualità indoor richiede un approccio multidisciplinare capace di mettere a sistema competenze edilizie, impiantistiche, ambientali e gestionali. La varietà delle professionalità e delle realtà che compongono GBC Italia costituisce, da questo punto di vista, un patrimonio di conoscenze particolarmente significativo e consente di affrontare questioni complesse attraverso una lettura trasversale.
Il passaggio decisivo consiste nel considerare la qualità ambientale come qualcosa che può e deve essere progettato. Il processo parte dalla presa d’atto delle esigenze di comfort e benessere degli occupanti, individua i requisiti che l’ambiente deve soddisfare e arriva a definire le prestazioni che devono essere fornite dai sistemi edilizi e impiantistici. Allo stesso modo, la qualità ambientale deve poter essere misurata e verificata durante e dopo la costruzione, mettendo in relazione quanto progettato e realizzato con le prestazioni attese. In ultimo non è da trascurare il fatto che nella valutazione della qualità ambientale da parte di un occupante entrano in gioco percezioni individuali, influenzate dalla combinazione di differenti stimoli sensoriali, dalle esperienze, dalle aspettative e dalle emozioni, ed è quindi necessario dotare gli ambienti di dispositivi di regolazione dei principali parametri ambientali ai fini di facilitare l’adattamento..
È da questa prospettiva che assume particolare rilevanza il concetto di Indoor Environmental Quality, un ambito che integra qualità dell’aria, comfort visivo, acustico e termico e approccio biofilico.
La qualità dell’aria indoor rappresenta uno degli esempi più evidenti della necessità di un approccio integrato. È un fattore direttamente connesso alla salute e al benessere e richiede il contributo coordinato di molteplici competenze. La sua presenza nei protocolli di certificazione testimonia quanto il tema sia ormai parte integrante della valutazione della sostenibilità e della qualità degli edifici. Come sottolinea Roberto Zecchin, già professore ordinario di Impianti Termotecnici nell’Università di Padova: «il tema della qualità dell’aria indoor, che richiede le competenze di molte figure, peraltro praticamente tutte presenti in GBC Italia, è ben presente nei vari protocolli di certificazione e l’esito del gruppo di lavoro può essere utile sia all’interno, per ulteriori affinamenti dei protocolli sia all’esterno per far conoscere e valere i nostri punti di vista».
La stessa necessità di integrazione emerge quando si affronta il comfort visivo. La qualità dell’ambiente luminoso non dipende esclusivamente dalle caratteristiche tecniche o dal posizionamento degli apparecchi di illuminazione. Entrano in gioco la disponibilità e la gestione della luce naturale, la sua integrazione nel tempo con quella elettrica, la geometria degli ambienti e le proprietà ottiche di superfici, finiture, colori e arredi. Per Laura Bellia, professoressa ordinaria di fisica tecnica ambientale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II: «il comfort visivo non può che essere garantito attraverso un progetto illuminotecnico che, sin dalle prime fasi, si integri con tutti gli altri aspetti progettuali dell’edificio e non si sovrapponga ad essi solo in fase finale». La luce è una componente strutturale del progetto. Per ottenere elevati livelli di comfort visivo, il progetto illuminotecnico deve dialogare fin dall’inizio con le altre scelte progettuali, contribuendo alla qualità complessiva dell’ambiente.
Anche il comfort acustico deve essere ricondotto a una visione complessiva della qualità dell’edificio. Le condizioni acustiche incidono sulla vivibilità degli ambienti, sulla concentrazione e sul benessere delle persone e richiedono quindi di essere considerate come parte integrante del processo progettuale. Per Francesco Asdrubali, professore ordinario di Fisica Tecnica Ambientale nell’Università per Stranieri di Perugia: «Il comfort acustico non può essere ridotto al mero controllo dei livelli sonori: influisce sulla salute, sul sonno, sulle prestazioni cognitive e sulla qualità dell’esperienza negli spazi. Occorre quindi integrarlo fin dalle prime fasi del progetto, soddisfacendo sia i requisiti di fonoisolamento che quelli di fonoassorbimento e considerando percezione, contesto e interazioni con gli altri domini della qualità ambientale.»
Il comfort termico negli ambienti interni si colloca all’incrocio tra benessere degli occupanti, prestazioni dell’edificio, efficienza energetica e capacità di adattamento alle condizioni termiche esistenti. Anche in questo ambito, la prospettiva di una qualità ambientale integrata intende superare una lettura frammentata e mettere in relazione esigenze delle persone e prestazioni progettuali. Francesca Romana d’Ambrosio, già Professoressa Ordinaria di Fisica Tecnica Ambientale nell’Università degli Studi di Salerno: «La valutazione del comfort termico richiede un livello medio-alto di competenza per evitare confusione tra i diversi approcci, in particolare tra quello basato sulla ben nota teoria di Fanger, quantificabile con l’indice PMV, e il comfort adattivo. Per comprendere la complessità del tema, si pensi che esistono oltre 20 norme sull’ergonomia degli ambienti termici, molte delle quali dedicate proprio al comfort termico. Un altro aspetto fondamentale, legato all’aumento delle temperature nella stagione estiva, riguarda il confine tra comfort e stress termico da caldo negli ambienti naturalmente ventilati, che ha implicazioni anche sulla salute delle persone. Il gruppo di lavoro intende fare chiarezza in questo settore, spesso non adeguatamente considerato.»
A una visione basata su concetti e parametri fisico tecnici si affianca l’approccio biofilico, che amplia ulteriormente il significato attribuito alla qualità degli spazi confinati. Integrare la biofilia nel dibattito sulla qualità di tali spazi significa riconoscere che il benessere delle persone dipende anche dalla relazione che l’ambiente costruito riesce a stabilire con la natura. Lo evidenzia Giuseppe Barbiero, biologo e docente universitario, che dirige il GREENLEAF dell’Università della Valle d’Aosta: «integrare la biofilia nei lavori di GBC Italia significa riconoscere che la qualità degli spazi non dipende solo da prestazioni tecniche, ma anche dalla relazione con la Natura. È un passaggio culturale che collega salute, benessere, sostenibilità e valore sociale del progetto». La sostenibilità assume così una dimensione culturale e sociale, oltre che tecnica e ambientale. Il progetto diventa uno strumento attraverso il quale costruire condizioni di salute e benessere e, allo stesso tempo, rafforzare la relazione tra persone, natura e spazio costruito.
La crescente attenzione alla qualità degli ambienti interni trova riscontro anche nei criteri che, negli ultimi decenni, protocolli come LEED e BREEAM hanno progressivamente introdotto ai fini della valutazione della sostenibilità degli edifici. Questi e altri analoghi protocolli hanno contribuito notevolmente all’inserimento delle prestazioni degli ambienti interni fra i requisiti progettuali e all’apprezzamento di tali requisiti nel mercato immobiliare. Con protocolli come il WELL Building Standard l’attenzione si è poi concentrata in modo ancora più esplicito sugli effetti di salute e benessere che l’edificio produce sugli occupanti. Ai protocolli si affiancano poi riferimenti normativi e legislativi che rendono il quadro sempre più articolato, dalla UNI EN 16798-1 ai Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia.
Per Marco Filippi, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale nel Politecnico di Torino GBC Italia ha un preciso ruolo di orientamento rispetto a questa complessità, infatti «compito di GBC Italia è quello di orientare criticamente gli sviluppatori immobiliari, le imprese e le comunità professionali nella corretta applicazione delle suddette normative tecniche e disposizioni cogenti». Costruire connessioni tra norme, protocolli, sistemi di rating, requisiti progettuali e pratiche operative diventa essenziale, in quanto un quadro coerente può aiutare la filiera a tradurre principi e requisiti di qualità ambientale in scelte progettuali concrete e a riconoscere in essi una componente strutturale della sostenibilità degli edifici. La sfida è portare la qualità ambientale indoor oltre la logica del singolo requisito. Aria, luce, acustica, comfort termico, relazione con la natura e percezione degli occupanti concorrono alla stessa qualità complessiva e devono entrare in relazione con sostenibilità, efficienza e valore dell’edificio. È su questa integrazione che può maturare una cultura del progetto capace di partire dalle persone, tradurre le loro esigenze in prestazioni verificabili e fare della qualità dell’ambiente interno un criterio strategico del costruire.
Con il Green Deal e la EPBD IV, l’Unione Europea ha tracciato una rotta precisa: la progettazione edilizia deve coordinare efficienza energetica, sicurezza, qualità degli spazi interni e riuso delle risorse. I moderni criteri di sostenibilità trasformano questi principi in requisiti pratici, spingendo verso un’ideazione dell’opera strutturata che metta sullo stesso piano la decarbonizzazione, la tenuta climatica e l’impatto sociale positivo.
I concetti e i temi dell’Indoor Environmental Quality saranno al centro del confronto tra i vari soggetti pubblici e privati presenti al Green Building Forum Italia, in programma il 28 ottobre a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica.