
Il bilancio del triennio Capaccioli tra Piano Casa, formazione e dialogo istituzionale
Un mandato segnato dal rafforzamento del ruolo istituzionale dell’Associazione, dalla crescita dell’attività formativa e dalla volontà di rendere la sostenibilità dell’ambiente costruito una leva concreta per il Paese.
Intervista al Presidente Fabrizio Capaccioli
A conclusione del triennio alla guida di Green Building Council Italia, il Presidente Fabrizio Capaccioli traccia un bilancio dei tre anni di presidenza e guarda alle prossime sfide dell’Associazione: il Piano Casa, il ruolo sociale dell’ambiente costruito, la formazione delle competenze, il dialogo istituzionale e la costruzione di un protocollo nazionale per la sostenibilità. Nell’intervista con Andrea Dari, editore di Ingenio, emerge il percorso di un’Associazione che ha ampliato il proprio raggio d’azione, rafforzando il proprio ruolo tecnico, culturale e istituzionale a servizio del Paese.
In questi tre anni il contesto politico e culturale intorno alla sostenibilità è profondamente cambiato. Quale ruolo deve avere oggi GBC Italia nel nostro Paese?
Il ruolo di GBC Italia è cambiato insieme al paradigma della sostenibilità. Oggi l’Associazione non può più limitarsi a parlare di edificio certificato, per quanto questo resti un tema importante. Deve parlare di ruolo sociale della città, di ruolo sociale della costruzione e di sostenibilità accessibile. La sfida è porsi davanti al decisore pubblico spiegando quali sono i temi chiave dell’azione di GBC Italia e quanto sia importante portare avanti una sostenibilità che tenga conto dell’identità nazionale e della quotidianità dei cittadini italiani, che vivano in una casa di proprietà, in affitto o in una residenza di Social Housing. Non vogliamo essere soltanto l’Associazione che accompagna grandi investimenti per case bellissime e sostenibili. Vogliamo essere un riferimento per il mondo della costruzione a tutto tondo, mettendo conoscenze tecniche e competenze a disposizione del Paese.
Quando si parla di sostenibilità spesso si pensa al muro contro muro e alla protesta. È questa la strada che deve seguire GBC Italia?
Io ho preferito la strada del dialogo. Un dialogo che parte da una considerazione semplice: abbiamo costruito case che possono permettersi in pochi e che sono, guarda caso, quelle che consumano meno. Chi più ha, meno spende per mantenere la propria casa. Abbiamo lasciato indietro chi non può investire nella rigenerazione della propria abitazione e che, proprio per questo, spende di più per vivere in appartamenti meno efficienti. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e rispondere alla direttiva Case Green, non possiamo limitarci ai grattacieli del centro di Milano o Roma. Dobbiamo guardare alle periferie, ai quartieri meno attrattivi per i fondi di investimento e alle classi sociali che hanno maggiore difficoltà. Per questo sono soddisfatto che il Piano Casa sia diventato un tema centrale dell’iniziativa di Governo.
Guarda la video intervista: “Il nuovo significato della sostenibilità”
Sul Piano Casa cosa sta facendo GBC Italia?
Siamo stati recentemente auditi all’VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul decreto-legge che ora seguirà il suo iter parlamentare. Ho manifestato soddisfazione per la scelta di mettere al centro dell’azione di Governo una riforma così importante. Chiamarla riforma è quasi riduttivo: il Piano Casa è forse uno dei più importanti piani industriali per il Paese, perché impatta sull’economia di molti comparti della filiera delle costruzioni. GBC Italia ha portato la propria istanza in Commissione e continuerà a farlo durante l’iter parlamentare, evidenziando l’importanza dell’edilizia integrata e di una casa che non sia né la casa per i ricchi né soltanto la casa sociale. Esiste una fascia sempre più ampia di cittadini che non può permettersi una casa performante e di qualità, ma non può nemmeno accedere all’edilizia sociale. È una fascia che comprende studenti e molte famiglie che vivono in città costose per ragioni di lavoro.
In che modo GBC Italia può contribuire a rendere il Piano Casa un piano reale?
Abbiamo chiesto una semplificazione procedurale anche per importi inferiori alla soglia di un miliardo di euro prevista per la procedura commissariale. La semplificazione non può valere solo per chi ha grandi disponibilità di investimento. Abbiamo chiesto inoltre maggiore sostegno alle tecniche di prefabbricazione, per consentire immediatezza realizzativa, edifici più performanti, progettazioni più rapide e processi produttivi evoluti. Infine, abbiamo evidenziato un limite: parlare di sostenibilità e di case sostenibili senza menzionare i protocolli di sostenibilità energetico-ambientale. Stiamo lavorando a un protocollo nazionale che possa offrire una chiave di lettura unica, basata sul saper fare sostenibilità in Italia, e diventare una metrica condivisa.
Guarda la video intervista: “Case Green, EPBD e Piano Casa, protocolli, metriche e identità italiane”
La ricerca commissionata da GBC Italia mostrava che per alcuni italiani la casa green è “la casa dipinta di verde”. Questo indica anche la necessità di professionalità competenti. A che punto è il percorso per la certificazione delle figure professionali?
È stato uno dei punti fermi di questo triennio: arrivare a una figura professionale di esperto certificato in sostenibilità, come previsto anche dal decreto CAM. Abbiamo creduto nella formazione delle figure professionali e nella loro certificazione, perché il professionista deve avere un ruolo riconosciuto. Il percorso, durato almeno due anni, non è stato privo di difficoltà e ritardi, anche burocratici, ma siamo ormai alla fine. Questa certificazione sarà spendibile anche in ambito pubblico e nelle gare, come elemento qualificante. È un’eredità importante per l’Associazione e per i professionisti legati a GBC Italia. A questo si aggiunge la sinergia con Fillea Cgil, nata per portare GBC Italia nei cantieri e formare i lavoratori sul tema della sostenibilità, affinché diventi un valore nelle mani di chi ogni giorno costruisce le case degli italiani.
Avete lavorato sul rapporto con la politica, sulla qualificazione dei professionisti e ora anche sulla formazione dei lavoratori. Quali sono i numeri della formazione in questi tre anni?
Un obiettivo del triennio era costruire una vera Academy, un centro di formazione di eccellenza sulla sostenibilità nell’ambiente costruito. Oggi la formazione di GBC Italia non è più estemporanea. È stata strutturata attraverso un catalogo di corsi con contenuti tecnici che nascono anche dai tavoli di lavoro dell’Associazione. I temi sono molti: risorsa idrica, aria, salubrità, progettazione biofilica, data center, prefabbricazione sostenibile. Sono argomenti che richiedono competenze specifiche e che, partendo dai Gruppi di Lavoro, diventano contenuto formativo.
Guarda la video intervista: “Formazione e nuove professionalità”
Guardando a questi tre anni, quali sono tre cose importanti che vale la pena ricordare?
Prima dei tre punti, vorrei ricordare un dato: in tre anni abbiamo formato quasi 30mila persone, tra seminari tematici, lezioni in aula e masterclass, spesso con crediti formativi in collaborazione con gli ordini professionali. Tra i risultati principali partirei dal primo Green Building Forum Italia. È stata una missione epica per GBC Italia. Nessuno, forse, credeva che l’Associazione potesse organizzare un momento di confronto così alto, sia dal punto di vista istituzionale sia tecnico. Abbiamo avuto cinque Ministri, due Sottosegretari e rappresentanti di alcune tra le aziende più importanti d’Italia.
Guarda la videointervista: “I punti chiave del triennio”
Per quanto riguarda gli accordi, quale ricorderesti?
Ricordo la sottoscrizione dell’accordo con Itaca e CasaClima, un percorso di alleanza per lavorare insieme a un protocollo nazionale che sia la somma delle esperienze delle tre associazioni. L’obiettivo è arrivare a uno schema condiviso da consegnare al Paese come guida nazionale. È uno sforzo notevole, da accelerare anche alla luce del Piano Casa e della direttiva Case Green.
La rinnovata collaborazione con US Green Building Council e GBCI, che ha portato per la prima volta a Milano l’evento europeo di USGBC e GBCI. È stato il frutto di un lavoro importante di relazioni e cooperazione internazionale. Milano ha numeri significativi su scala europea nel mondo delle costruzioni e l’evento ha permesso di valorizzare edifici certificati, competenze progettuali e momenti di confronto con professionisti arrivati da tutto il mondo. È stato anche l’emblema della capacità di GBC Italia di relazionarsi sia verso l’interno sia verso il contesto internazionale.
Oltre all’attività esterna e istituzionale, il mandato ha riguardato anche l’evoluzione interna di GBC Italia. Quali interventi sono stati avviati su governance, statuto e parità di genere?
Abbiamo lavorato anche all’interno dell’Associazione, che ha compiuto diciotto anni in Italia, affrontando alcuni limiti e ponendo nuovi obiettivi. Ho chiesto che venisse affrontato il tema della parità di genere. È stata approvata una policy DEI dal Consiglio di Indirizzo, poi recepita anche a livello statutario. Prevede, tra le altre cose, un numero minimo di donne nelle prossime elezioni del Consiglio, con una soglia non inferiore al 30%, e l’impossibilità di organizzare eventi pubblici con panel composti solo da uomini. Accanto a questo c’è stata la revisione dello Statuto, approvata dall’Assemblea a larghissima maggioranza dopo un confronto aperto con il socio promotore, la Provincia autonoma di Trento attraverso Habitech. È stato un passaggio importante per ragionare sul percorso dei prossimi anni.
Guarda la video intervista: “Governance, Policy DEI e riforma dell’Associazione”
Dopo tre anni di grandi eventi, corsi, audizioni e iniziative, è arrivato il momento di un salto organizzativo? Penso a un centro studi, a un campus permanente, a una presenza stabile a Roma.
La risposta è sì. Serve un salto di qualità. Penso soprattutto alla centralità di una sede romana, nel luogo in cui si prendono le decisioni del Paese e dove GBC Italia dovrebbe essere presente in modo continuativo. Esiste una rappresentanza territoriale, ma senza un’organizzazione strutturata il rischio è che, cambiando il Presidente, si perdano anche alcune relazioni. Una sede romana non può più essere rimandata e auspico che nell’immediato futuro possa essere prevista in modo strutturale.
Alla luce del lavoro avviato in questo triennio, confermi la disponibilità a proseguire il percorso alla guida dell’Associazione? E quali obiettivi ritieni prioritari per il prossimo mandato?
Mi rendo conto del grande lavoro fatto in questi tre anni, ma credo che serva una stabilizzazione strutturale e organizzativa dell’Associazione, capace di renderla un modello di riferimento indipendente anche dalla governance. Tre anni non sono bastati per trasferire completamente questo meccanismo. La gestione delle istanze più urgenti ha impedito di portare avanti altri obiettivi che pure erano in agenda. Per questo ho deciso di ricandidarmi. Non voglio lasciare così un lavoro fatto bene, in modo trasparente e leale, nei confronti di un’Associazione in cui credo dal 2008 e che merita di essere seguita e sostenuta anche nei momenti di difficoltà. Guidare una rappresentanza associativa richiede sacrificio, tempo sottratto al lavoro, alla vita personale e al tempo libero. Anche l’attività istituzionale richiede grande impegno: siamo stati chiamati in audizione su oltre 200 richieste e siamo stati tra i 30 auditi, con tempi di preparazione molto stretti. Credo che GBC Italia abbia ancora bisogno di sostegno per diventare un’Associazione autonoma, indipendente e capace di guidare scelte significative in materia di sostenibilità nell’ambiente costruito, nell’interesse del Paese e degli italiani.
Guarda la video intervista: “Il futuro di GBC Italia e la ricandidatura”
Desidero, infine, rivolgere un ringraziamento sincero e profondo a tutto lo staff dell’Associazione, ai Consiglieri di Indirizzo e a tutti coloro che, in questi anni, hanno dedicato tempo, energie e competenze al percorso di crescita di GBC Italia. Il lavoro svolto insieme è stato possibile grazie alla passione, al senso di responsabilità e alla convinzione condivisa di contribuire ad un obiettivo grande e sfidante: costruire un futuro più sostenibile per il nostro settore e per il Paese. A ciascuno va la mia gratitudine per l’impegno, la fiducia e lo spirito di squadra dimostrati lungo questo percorso.