
A Milano, con GBC Italia, communication partner dell’evento, la community LEED ha discusso il passaggio dalla sostenibilità alla resilienza, un cambio di paradigma per il futuro del costruito
di Carlotta Rocci
Nel settore delle costruzioni la resilienza non coincide con la sola capacità di un edificio di resistere a un evento estremo. Significa progettare città, infrastrutture e patrimoni immobiliari capaci di adattarsi a shock improvvisi e pressioni di lungo periodo: ondate di calore, alluvioni, crisi energetiche, instabilità economica, aumento dei costi assicurativi e trasformazioni sociali. Significa costruire valore durevole, mantenere qualità e funzionalità degli asset nel tempo e garantire sicurezza e benessere alle comunità. Pensare non a come abbassare l’impatto degli edifici ma a come renderli “a impatto positivo” sull’ambiente che li circonda.
È intorno a questa idea che si è sviluppato Circle 2026, l’appuntamento annuale della comunità europea del protocollo LEED, ospitato a Milano dal 6 all’8 maggio, in collaborazione con Green Building Council Italia.
«La resilienza è la differenza tra un piano che mettiamo sulla carta e qualcosa che resiste nella vita reale». Con queste parole Kay Killmann, Head of Europe di GBCI Europe, ha aperto il tema di Forging Resilience, richiamando il passaggio da una visione progettuale astratta a una capacità concreta di risposta degli edifici e delle città. Nel costruito, ha spiegato, la resilienza è ciò che resta quando i prezzi dell’energia aumentano, le ondate di calore durano più del previsto o le alluvioni colpiscono aree considerate fino a poco tempo fa non esposte. «Significa riuscire a gestire eventi improvvisi e stress di lungo periodo».
In Europa regole, finanza e competenze spingono la trasformazione
Per Peter Templeton, Presidente e CEO di USGBC e GBCI, la resilienza segna un’evoluzione profonda nel modo in cui l’industria guarda alla sostenibilità. «La sostenibilità deve incorporare i principi della resilienza», ha affermato, richiamando la necessità di garantire continuità, sicurezza e capacità di lungo periodo alle comunità. Il cambiamento, ha spiegato, non riguarda solo il linguaggio, ma l’adozione di nuove pratiche e innovazioni. In questo quadro l’Europa si conferma un riferimento globale: la combinazione tra regolazione, finanza, investitori e competenze tecniche sta creando le condizioni per accelerare l’azione. «L’Europa è un driver molto importante a livello globale nel movimento della sostenibilità», ha osservato Templeton. Il valore del modello europeo, ha aggiunto, sta nella capacità di mobilitare più leve verso obiettivi comuni, dalla Tassonomia UE al lavoro degli operatori nei diversi Stati membri. Una lezione che, secondo Templeton, può incidere «non solo sui progressi in Europa, ma sui progressi in tutto il mondo».
L’Italia come laboratorio della resilienza urbana
L’Italia, che quest’anno ospita Circle 2026, è uno dei contesti in cui il tema della resilienza assume una declinazione particolarmente concreta. «Costruire edifici sostenibili significa anche lasciare un’eredità sul futuro: case progettate, realizzate e immaginate con una capacità di resilienza a 360 gradi. In italia abbiamo tutte le competenze per poterlo fare bene», ha affermato Fabrizio Capaccioli, presidente di GBC Italia. Una visione che guarda al patrimonio edilizio nazionale come a un campo di applicazione complesso, sostenuto da competenze tecniche, tecnologiche e industriali consolidate.
Il percorso italiano – ha ricordato Capaccioli – si misura anche nei numeri: «Abbiamo oltre duemila edifici, mille certificati e mille in corso di certificazione». Una massa critica che equivale, idealmente, a «una città completamente sostenibile per 500 mila abitanti» e che racconta un processo di transizione e rigenerazione avviato da oltre vent’anni. Proprio Milano, ha aggiunto, ha avuto un ruolo di spinta e di guida per il resto del Paese, tracciando una direzione che oggi trova riscontro anche in altre città.
Il tema è stato ripreso da Stefano Boeri, fondatore di Stefano Boeri Architetti, che ha indicato alcune sfide decisive per Milano: gestione dell’acqua, depavimentazione, riduzione delle superfici destinate ai parcheggi a raso e incremento del verde urbano. «È una combinazione di politiche diverse – dice -. La resilienza della città è una peculiarità milanese ma sono discorsi che interessano anche altri centri urbani. I temi sono spesso collegati: se è vero che depavimentare significa ridurre il numero di parcheggi a raso,significa anche creare spazio per piantare alberi e piantare alberi è una delle forme più efficienti, meno costose e più inclusive di riduzione del surriscaldamento globale». Un approccio già tradotto nel progetto ForestaMi, che nell’area milanese ha portato alla piantumazione di quasi un milione di alberi.
Dalla progettazione alla finanza: misurare la resilienza
La resilienza, tuttavia, non si esaurisce nella risposta fisica degli edifici o delle città agli eventi climatici. «Quando si parla di edilizia e ambiente costruito entra fortemente in gioco anche il capitale umano». Marco Caffi, direttore di GBC Italia, allarga così la scala della progettazione dal singolo immobile al quartiere e alla città, perché la transizione possa generare benefici ambientali, economici e sociali per l’intera comunità.
È lo stesso passaggio di scala richiamato da Paolo Cresci, Director e Sustainable Development Leader Italy di Arup: «L’edificio non è un elemento isolato – dice – La resilienza parte dalla valutazione dei rischi climatici e delle vulnerabilità, ma deve poi tradursi in scelte di progetto e di investimento». Il punto critico è culturale prima ancora che tecnico: «La resilienza è ancora poco digerita perché è nuova». Per questo, secondo Cresci, serve una cultura più sistemica, capace di lavorare sul singolo edificio, ma anche su distretti, masterplan e città.
In questa prospettiva, protocolli e sistemi di certificazione diventano strumenti decisivi per dare metodo e misurabilità alla trasformazione del costruito. È uno dei terreni su cui GBC Italia è impegnata da sempre: promuovere strumenti capaci di tradurre la sostenibilità in requisiti, indicatori e risultati verificabili. Circle rappresenta uno spazio di confronto internazionale tra Paesi, approcci e metodologie, utile a riconoscere qualità e performance dei progetti nei diversi contesti nazionali.
Da qui il passaggio alla finanza è immediato: dati, criteri condivisi e performance verificabili consentono a investitori, assicurazioni e operatori finanziari di valutare meglio rischi, opportunità e valore degli asset immobiliari. La finanza sostenibile ha un ruolo decisivo nel rendere la resilienza una variabile concreta delle scelte di investimento. Tsvetelina Kuzmanova, Sustainable Finance Lead del Cambridge Institute for Sustainability Leadership, ha richiamato la crescente domanda di informazioni e dati da parte del settore finanziario per comprendere che cosa accade nei portafogli immobiliari, valutare l’esposizione ai rischi climatici e integrare questi elementi nel prezzo degli asset. «Il settore assicurativo è il primo a registrare i segnali della crisi climatica». Il rischio climatico e il rischio fisico sono ormai riconosciuti come fattori di stabilità finanziaria e devono entrare con maggiore forza nelle decisioni su costruzioni, ristrutturazioni e investimenti nel real estate.