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Housing e la direttiva contro il Greenwashing
30 Aprile 2026

La centralità dei protocolli GBC per l’Housing nel nuovo quadro normativo

 

Con il recepimento italiano della cosiddetta Direttiva Europea “anti‑greenwashing” 2024/825, che modifica la Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali e la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, la sostenibilità entra in una nuova fase di maturità anche nel settore immobiliare. Una fase in cui il focus non è più soltanto sulla qualità tecnica delle prestazioni, ma sulla correttezza, verificabilità e comprensibilità delle informazioni ambientali rivolte alle persone.

È proprio questo passaggio a rendere particolarmente rilevanti i protocolli dedicati all’housing. La Direttiva, spesso richiamata nel dibattito pubblico come risposta alla diffusione indiscriminata di claim ambientali, nasce con una chiara finalità di tutela del consumatore. Gli edifici residenziali e i condomini sono, per definizione, il punto di contatto più diretto tra sostenibilità e vita quotidiana: sono gli spazi in cui le persone abitano, investono, consumano risorse e valutano il valore ambientale di ciò che acquistano o utilizzano.

Nel recepimento nazionale, gli immobili rientrano esplicitamente nel perimetro delle comunicazioni ambientali. Parlare di “casa sostenibile”, “condominio green” o “edificio efficiente” implica oggi la responsabilità di dimostrare tali affermazioni attraverso criteri oggettivi e riconoscibili. È qui che i protocolli GBC Home e GBC Condomini assumono un ruolo strategico: non si limitano a descrivere una qualità ambientale astratta, ma traducono la sostenibilità in requisiti misurabili, livelli prestazionali e gradi di certificazione comprensibili anche agli utenti finali.

Energia, acqua, qualità dell’ambiente interno, accessibilità, resilienza e gestione nel tempo non sono affrontati come semplici temi progettuali, ma come elementi che incidono direttamente sul benessere delle persone e sulla trasparenza dell’informazione. La possibilità di associare un livello di sostenibilità chiaro e confrontabile a un edificio residenziale risponde in modo diretto allo spirito della Direttiva 2024/825, che mira a superare dichiarazioni vaghe o non dimostrabili, soprattutto quando rivolte ai consumatori.

Un ulteriore elemento di coerenza con il nuovo quadro normativo è rappresentato dalla verifica indipendente. Il coinvolgimento di Organismi di Verifica Accreditati (OVA) garantisce la terzietà del processo valutativo, separando chi progetta o promuove l’intervento da chi ne verifica le prestazioni. In questo senso, il ruolo degli OVA, Soci di GBC Italia, tra cui Bureau Veritas – recentemente entrato tra gli OVA dell’Associazione – diventa centrale: la certificazione non è solo un esito formale, ma il risultato di un processo strutturato, imparziale e tracciabile.

Nel contesto delineato dalla Direttiva anti‑greenwashing e dal suo recepimento italiano, i protocolli GBC per l’housing rappresentano quindi uno degli strumenti più efficaci per rendere la sostenibilità del costruito concreta, credibile e orientata alle persone. Un modello che consente di comunicare il valore ambientale degli immobili in modo corretto, tutelando i consumatori e rafforzando la fiducia nel mercato.

“Nel nuovo quadro della Direttiva contro il Greenwashing, la sostenibilità dell’Housing esiste solo se è misurata e verificata. I protocolli GBC e la terzietà degli Organismi di Verifica sono oggi lo strumento più solido per trasformare le dichiarazioni ambientali sugli edifici in informazioni affidabili per le persone.” Michele Mancini, South East Europe Sustainable Building & Infrastructure Sales Manager presso Bureau Veritas.