
La riflessione di Alessandra Marini, docente di Ingegneria Strutturale all’Università di Bergamo e coordinatrice del Gruppo di Lavoro Industrializzazione di GBC Italia, sul ruolo dell’industrializzazione come leva strategica per ripensare processi, qualità e sostenibilità nel settore delle costruzioni.
L’industrializzazione delle costruzioni è spesso letta come una risposta al problema della produttività del settore. In realtà, oggi rappresenta qualcosa di più profondo: una condizione necessaria per rendere praticabile una visione più ampia e strutturata della sostenibilità del costruito. Parlare di sostenibilità, infatti, significa andare oltre la sola riduzione degli impatti ambientali o il miglioramento delle performance energetiche. Significa integrare sicurezza, resilienza, uso efficiente delle risorse, qualità dell’abitare ed equità lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio. È qui che emerge il limite dell’approccio tradizionale. Interventi settoriali e disaccoppiati -ad esempio solo energetici o solo strutturali – possono produrre risultati apparentemente efficaci se osservati singolarmente. Quando però il punto di osservazione si sposta sulla scala del patrimonio edilizio e sulla necessità di replicare gli interventi, diventano evidenti criticità sistemiche: aumento degli impatti complessivi, inefficienze nell’uso delle risorse, mancata riduzione del rischio. Il rischio concreto è consolidare soluzioni sub-ottimali che nel tempo rallentano, invece di accelerare, il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e resilienza, trasferendo costi, vulnerabilità e impatti alle generazioni future.
In questo scenario, industrializzare significa cambiare paradigma. L’industrializzazione introduce una diversa modalità di concepire il progetto e il processo edilizio: più integrata, anticipata, controllabile e scalabile. Significa passare dalla logica del prodotto alla logica del processo, dalla gestione ex post delle criticità alla loro anticipazione progettuale. Questo approccio consente di incorporare fin dall’origine principi fondamentali come circolarità, durabilità, adattabilità, manutenibilità, resilienza ed efficienza nell’uso delle risorse, aumentando l’affidabilità delle prestazioni nel tempo.
Le barriere a questa transizione sono molte e di natura sistemica. Persistono ancora visioni riduttive che associano l’industrializzazione a soluzioni standardizzate, considerate incompatibili con la complessità del patrimonio esistente, soprattutto in presenza di vincoli architettonici e urbanistici. A questo si aggiungono una filiera frammentata, una limitata integrazione tra progettazione, produzione e cantiere, una carenza diffusa di competenze interdisciplinari e una resistenza culturale al cambiamento.
Esistono poi criticità operative: costi iniziali di set up industriale, complessità logistiche, necessità di anticipare decisioni progettuali avanzate, un quadro normativo ancora incompleto e una limitata diffusione di standard e certificazioni condivise. Uno dei nodi centrali riguarda inoltre la gestione dei trade-off: tempi, costi, prestazioni e impatti raramente vengono resi espliciti e governati in modo strutturato lungo il ciclo di vita.
Le leve per accelerare la transizione partono allora da un cambio di approccio culturale e operativo. Si tratta di passare da interventi frammentati a strategie integrate, da soluzioni rigide a sistemi adattabili, assumendo una prospettiva pienamente orientata al ciclo di vita.
In questo percorso la digitalizzazione ha un ruolo decisivo. La sua funzione principale è rendere anticipabili e integrabili le decisioni. Quando dialoga con la prefabbricazione e con la standardizzazione dei processi, genera un sistema capace di aumentare controllo, prevedibilità e qualità. La digitalizzazione rende esplicite le scelte progettuali, la prefabbricazione trasferisce lavorazioni in ambienti controllati, la standardizzazione costruisce regole, interfacce e compatibilità di sistema.
È in questa convergenza che si produce qualità: maggiore controllo delle prestazioni, riduzione della variabilità, contenimento degli errori, trasparenza nella gestione dei trade-off tra tempi, costi, impatti e performance.
L’off-site è una componente centrale dell’industrializzazione, ma non si traduce nella semplice ripetizione di soluzioni standard. Il suo valore sta nella possibilità di progettare interventi specifici, realizzabili però con logiche industriali. A questo si affianca l’evoluzione del cantiere, sempre più strutturato e digitalizzato. È dall’integrazione tra off-site e on-site evoluto che nasce la vera scalabilità: non nella replicazione di edifici identici, ma nella replicabilità di processi, soluzioni tecniche e modelli decisionali. Un approccio particolarmente efficace nel patrimonio esistente, dove sistemi configurabili e adattabili permettono di intervenire su larga scala mantenendo qualità, controllo e minore impatto sul contesto, con cantieri più rapidi, sicuri e meno invasivi.
In questa trasformazione il ruolo dei Gruppi di Lavoro diventa strategico. L’industrializzazione richiede prima di tutto di superare la frammentarietà della filiera. Prima delle tecnologie, servono visione comune, linguaggi condivisi e capacità di ripensare ruoli e modelli operativi. La transizione verso modelli più industrializzati implica inevitabilmente una redistribuzione di rischi e benefici e richiede che ciascun attore metta in discussione pratiche consolidate e modelli operativi ormai sedimentati, contribuendo a costruire nuovi equilibri lungo la filiera.
Un Gruppo di Lavoro, in questo senso, non è soltanto un luogo di confronto, ma un’infrastruttura di coordinamento che mette attorno allo stesso tavolo imprese, progettisti, produttori, committenze, ricerca e istituzioni, facendo emergere criticità, opportunità e sinergie. Il loro contributo è duplice. Da un lato producono conoscenza strutturata: mappano il mercato, identificano barriere e leve, raccolgono buone pratiche, definiscono indicatori per misurare i benefici dell’industrializzazione. Dall’altro svolgono una funzione di raccordo strategico, traducendo le esigenze della filiera in proposte operative e indirizzi utili per norme, incentivi, strumenti finanziari e politiche industriali.
In questa logica si colloca il lavoro del Gruppo di Lavoro sull’industrializzazione di GBC Italia, impegnato nella costruzione di un Position Paper che mira a definire un quadro di riferimento condiviso per accompagnare la trasformazione della filiera. Il documento analizzerà l’intero ciclo edilizio, dalla produzione di materiali e componenti alla fase di cantiere, fino alla gestione del fine vita, restituendo una lettura integrata delle trasformazioni in atto e delle leve necessarie per renderle strutturali.
L’obiettivo è restituire una fotografia aggiornata dello stato dell’arte delle soluzioni tecnologiche e del loro livello di integrazione nei processi edilizi, analizzando il ruolo dell’off-site construction, della prefabbricazione, della digitalizzazione e dell’ibridazione dei materiali come motori di innovazione. Particolare attenzione sarà dedicata alla capacità dell’industrializzazione di rendere più fattibili e replicabili gli interventi di riqualificazione integrata, secondo una visione coerente con il Life Cycle Thinking.
Accanto alla dimensione tecnologica, il lavoro analizzerà il quadro normativo, i modelli di business, gli strumenti finanziari per sostenere innovazione e riqualificazione, i criteri ESG nei processi decisionali e gli strumenti di ingegneria economica necessari per rendere le scelte più esplicite, misurabili e controllabili. Un ulteriore ambito di lavoro riguarderà i gap formativi lungo la filiera, con l’obiettivo di allineare competenze e processi alle nuove esigenze poste dall’industrializzazione.
La vera sfida, oggi, è questa: trasformare competenze disperse in una traiettoria comune. Perché l’industrializzazione, prima ancora di essere una questione tecnica, è un progetto collettivo di filiera. E solo in questa dimensione può diventare una leva concreta per costruire meglio: in modo più integrato, più controllato e più coerente con gli obiettivi di sostenibilità nel tempo.