CONTATTACI
LOGIN
   
Roma e Milano, laboratori di futuro
11 Dicembre 2025

Dal confronto tra città, all’Assemblea Nazionale dei Soci di GBC Italia

 

Nella mattinata di ieri, presso Cinema Barberini in Roma, Green Building Council Italia ha trasformato un semplice appuntamento congressuale in un tavolo di lavoro operativo, grazie al Convegno intitolato “Città che cambiano il clima: il percorso di Roma e Milano”. Un evento che ha messo a sistema le strategie delle due città italiane selezionate per la missione europea del Climate City Contract, superando la dimensione dei proclami per costruire un modello di rigenerazione che non porti benefici solo ai cittadini di Milano e Roma, ma che sia replicabile.

 

Roma: quando la transizione dialoga con la storia

L’apertura dei lavori ha subito chiarito che la sfida italiana alla sostenibilità ha una complessità unica al mondo: la stratificazione storica. È stato Stefano Pieretti, Segretario del Chapter Lazio di GBC Italia, a inquadrare perfettamente il tema, sottolineando la capacità della Capitale di “far dialogare l’Heritage con il tema della transizione”. Secondo Pieretti, Roma sta dimostrando come l’efficientamento energetico possa affiancarsi al recupero dei contesti storici, in un sistema che ha dimostrato “una profonda competenza nell’unire elementi antichi con elementi legati all’innovazione”.

Scarica la presentazione sui nuovi CAM: CLICCA QUI 

Ma l’innovazione deve scendere nel concreto, specialmente quando si parla di adattamento ai cambiamenti climatici. Su questo fronte, l’Assessore all’Urbanistica di Roma, Maurizio Veloccia, ha portato l’attenzione sulle infrastrutture invisibili ma vitali: “Tra le tante attività che Roma sta portando avanti” ha spiegato Veloccia, “vi è l’attenzione su una gestione ottimizzata delle acque piovane attraverso infrastrutture di raccolta in tutti i quartieri che oggi sono ancora a rischio idraulico”. Un esempio tangibile di come la resilienza urbana passi dalla cura del territorio, quartiere per quartiere.

 

Milano e l’alleanza necessaria con le imprese

Se Roma lavora sulla sintesi tra storia e futuro, Milano risponde con la concretezza programmatica del suo Piano Aria e Clima. Tuttavia, la complessità di trasformare una metropoli produttiva in un ecosistema “climaticamente neutro” richiede forze che vanno ben oltre il perimetro municipale.

È qui che si inserisce la visione di Anna Scavuzzo, Vicesindaco e Assessora alla Rigenerazione Urbana, che ha tracciato la via di un nuovo metodo collaborativo indispensabile per attuare le politiche di resilienza. L’amministrazione pubblica, ha spiegato, non può agire come un’isola: “Una città che ripensa a sé stessa ha bisogno di una forte alleanza con tutte le imprese del territorio che del cambiamento verso un percorso sostenibile hanno fatto la loro missione aziendale”, ha affermato la Scavuzzo. Non si tratta solo di conformità normativa, ma di una visione condivisa in cui il settore privato diventa motore attivo di rigenerazione. Per la Vicesindaco, il vero cambio di passo sta nel “riuscire a sottolineare l’enorme impatto pubblico che c’è in questo approccio”: a Milano, dunque, la responsabilità sociale d’impresa cessa di essere un asset privato per diventare un tassello fondamentale del benessere collettivo.

 

Dalla visione alla misurazione

È proprio su questo terreno comune, tra l’impegno pubblico e la risposta delle imprese, che si inseriscono gli strumenti tecnici. Sergio Saporetti del MASE ha illustrato come i nuovi CAM (Criteri Ambientali Minimi) Edilizia siano la risposta normativa a questa esigenza di qualità, definendoli leve strategiche che incidono direttamente sul costruito.

Ma per “fare alleanza”, come auspica Milano, serve un linguaggio comune: la misurabilità. È stato Fabrizio Capaccioli, Presidente di GBC Italia, a chiudere il cerchio, ricordando che l’Italia è già nella top 10 mondiale per edifici certificati. “Mettere a sistema l’esperienza di due grandi città significa offrire un contributo concreto alla collettività”, ha affermato Capaccioli. La sfida ora è garantire che la finanza fluisca verso progetti che utilizzino protocolli di rendicontazione certi, trasformando la sostenibilità da ambizione a risultato garantito.

Per accompagnare questa nuova fase di maturità del mercato che GBC Italia ha scelto di evolvere anche nella forma. L’evento ha preceduto la consueta Assemblea Nazionale dei Soci di fine anno, dove all’interno della parentesi associativa è stato presentato un restyling visivo del logo, che racconta un’associazione che guarda al futuro con rinnovata dinamicità, pur mantenendo salde le proprie radici. Questa “prima visione” è stata solo un’anticipazione del nuovo logo che verrà lanciato in via ufficiale a fine gennaio 2026.

Il nuovo anno porterà con se anche l’occasione per celebrare la “maggiore età” dell’Associazione e approfondire come questa nuova identità visiva accompagnerà le strategie degli anni a venire.

 

Per rivedere e scaricare video e documenti della giornata CLICCA QUI