CONTATTACI
LOGIN
   
Gaetano Terrasini | Ambassador #BuildingLife
12 Novembre 2025

Le interviste di GBC Italia agli ambassador del progetto #BuildingLife

Soluzioni sostenibili per l’edilizia del futuro_Gaetano Terrasini, Ceo Saint-Gobain Italia

 

In Italia si presta ancora poca attenzione alle emissioni di gas climalteranti nell’arco del ciclo di vita degli edifici, secondo lei quali sono le ragioni?

L’edilizia oggi rappresenta uno dei settori che più di altri può influenzare il futuro del pianeta; pertanto, costruzioni e sostenibilità rappresentano un binomio inscindibile.

Ad esempio, il settore edile può arrivare ad influire per circa il 40% nelle emissioni di CO2, di cui il 12% in fase di produzione dei materiali e installazione degli stessi, quindi di costruzione, mentre ben il 28% deriva dall’uso delle abitazioni nel loro ciclo vita, quindi dalla “vita” dell’immobile. Questi dati dimostrano l’importanza primaria del nostro settore nella transizione ecologica, e che l’industria dei materiali per la costruzione deve focalizzare l’attenzione non solo sul produrre in maniera più sostenibile, ma anche sul produrre materiali che permettano di costruire con impatto minore, garantiscano sicurezza e benessere per chi vive gli edifici ma soprattutto permettano un uso dell’edificio stesso poco impattante a livello emissivo, grazie a soluzioni performanti, flessibili e durature.

L’edilizia sostenibile è al centro delle politiche europee, in primis della nuova Direttiva EPBD che detta obiettivi ambiziosi di efficientamento energetico degli edifici. Non solo si parla di edifici di nuova costruzione ad emissioni zero al 2030, ma lo stesso obiettivo è richiesto agli edifici esistenti entro il 2050. In questo periodo di transizione energetica dell’edilizia la necessità di formazione ed informazione è fondamentale per portare avanti il cambiamento in maniera rapida ed efficace. Con il Barometro della Costruzione Sostenibile, Saint-Gobain indaga ogni anno sulla percezione e le esigenze degli stakeholders in merito all’edilizia sostenibile ed è indubbio che la strada da fare sia ancora tanta. Come si evince anche dai rapporti Formedil, il mondo del lavoro sta creando le basi per lo sviluppo di competenze tecniche e professionali in grado di rispondere alle esigenze dell’edilizia sostenibile, ma la percezione tra gli stakeholders, pubblici e privati, non manifesta ancora una piena consapevolezza di cosa sia necessario fare e di come farlo.

 

Saint-Gobain ha sviluppato una strategia di decarbonizzazione al 2050 per il proprio business? Include una traiettoria di decarbonizzazione degli edifici considerando le emissioni nell’intero ciclo di vita? 

Il Gruppo Saint-Gobain si è posto lo sfidante obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, in linea con la “ragion d’essere” MAKING THE WORLD A BETTER HOME, facendosi portavoce di un cambiamento necessario, in qualità di azienda leader nel settore delle costruzioni, impegnata ad affrontare importanti sfide a livello globale, tra cui il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali, l’urbanizzazione e la crescita demografica. È proprio in queste sfide che risiede l’opportunità di fare la differenza per il pianeta e per la vita di tutti. Il settore delle costruzioni gioca un ruolo chiave nel raggiungimento di questi sfidanti obiettivi: rappresenta quasi il 40% delle emissioni annue di CO2 a livello mondiale, di cui due terzi legato alla produzione, al trasporto e all’installazione dei materiali per la costruzione, ciò che viene definito embodied carbon

Per poter raggiungere la carbon neutrality entro il 2050 sono stati fissati a livello di Gruppo degli importanti target intermedi per l’anno 2030 che riguardano le emissioni di CO2, il consumo dell’acqua e il riutilizzo e riciclo dei materiali. Il Gruppo si è posto l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni di scopo 1 e 2 del 33%, comparate al 2017, e del 16% per lo scopo 3 (lo Scopo 1 rappresenta le emissioni dirette dovute ai processi produttivi, lo scopo 2 rappresenta le emissioni indirette derivate dall’energia acquistata e utilizzata nel processo produttivo, lo Scopo 3 include tutte le emissioni indirette della catena del valore, tra i contributi più impattanti rientrano: le materie prime, i packaging e i trasporti); a livello globale abbiamo raggiunto l’obiettivo con una riduzione del 34% di CO2 di scopo 1 e 2, ora la sfida sarà mantenere e migliorare il risultato per arrivare al 2030 con una riduzione ancora più performante che ci avvicina al nostro obiettivo ultimo del 2050 di net zero carbon.

Per quanto riguarda i rifiuti non valorizzati, il Gruppo ha come obiettivo 2030 di ridurre dell’80% i residui di produzione. A livello globale quest’anno abbiamo registrato una riduzione del 46% in valore assoluto dei rifiuti non valorizzati, è un ottimo risultato che ci allinea al target finale.

Infine, abbiamo lavorato per prelevare meno acqua possibile e mirare allo “scarico zero” di acqua industriale in forma liquida, seguendo l’obiettivo del Gruppo di diminuire del 50% il volume di acqua prelevata: nel 2023 il Gruppo ha infatti ridotto l’acqua prelevata, in valore assoluto, del 24%. In Italia, uno dei progetti sviluppati negli ultimi anni che ci ha permesso di ridurre il consumo annuo di acqua riguarda proprio lo stabilimento di produzione del vetro a Pisa, dove è stato realizzato il nuovo impianto per il trattamento delle acque meteoriche a presidio delle aree esterne in zona di composizione. 

 

Come Saint-Gobain contribuisce ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito in Italia? 

Saint-Gobain offre il più ampio portafoglio di soluzioni multimateriali per la costruzione moderna, prodotte per il 90% in Italia e progettate per migliorare la qualità della vita di tutti noi negli spazi in cui viviamo in termini di efficienza energetica, quindi di ambiente, e di sicurezza. Tra i prodotti possiamo annoverare vetrate per una luce e una temperatura ottimali, sistemi isolanti per tetti e facciate, ad esempio i cappotti, per un migliore comfort termico e acustico, così come pareti e soffitti per esaltare la qualità del suono e del silenzio, per aiutarci a comprendere meglio e a concentrarci di più. Non da ultimo, il valore dell’estetica e materiali che migliorano la qualità dell’aria assorbendo negli ambienti chiusi le particelle che non fanno bene alla nostra salute. 

La Sostenibilità è un pilastro fondamentale per Saint-Gobain, fa parte del nostro DNA. Tutti i processi industriali sono studiati per massimizzare l’efficienza energetica riducendo il più possibile l’impatto sull’ambiente: dal riutilizzo delle acque, fino al controllo delle emissioni dirette di anidride carbonica in atmosfera e la riduzione dei residui di produzione non valorizzati. Un occhio di riguardo anche per il riciclo e la valorizzazione dei rifiuti, tanto che il 70% dei nostri prodotti per la costruzione è realizzato con materiali riciclati fino al 70%. Tra i nostri prodotti innovativi, spiccano la lastra in gesso rivestito Gyproc DuraGyp ECO Activ’Air®, contenente il 35% di materiale riciclato, e il vetro PLANITHERM® INFINITY ORAÉ®, che vanta un’impronta di carbonio ridotta a soli 6,64 kg CO2 eq./m² (per 4 mm). Infine, vale la pena citare anche la gamma newlife a marchio Weber, composta da un massetto e una colla a base di leganti alternativi al cemento portland a parità di prestazioni. L’aspetto interessante è che i leganti sono ottenuti da materiali riciclati o sottoprodotti di altre produzioni industriali, per la colla composti fino al 99% di materiale riciclato, opportunamente bilanciati tra loro con l’innovativa tecnologia newlife binder technology per ottenere caratteristiche equiparabili al cemento.

Chiaramente non possiamo considerare lo stato attuale un punto di arrivo, bensì un punto di partenza, fa parte della nostra ragion d’essere innovare in continuazione i nostri prodotti e i nostri processi; altro tema importante è guidare un approccio di filiera coinvolgendo i principali stakeholder su queste tematiche.

 

Ritiene utile penalizzare gli edifici ad elevate emissioni? Il mercato italiano è pronto?

Nel contesto della riqualificazione del parco edilizio italiano non possiamo non tenere conto della direttiva EPBD, la “Energy Performance of Building Directive”, meglio conosciuta come Direttiva “Casa Green” che ha l’obiettivo di decarbonizzare il patrimonio edilizio europeo entro il 2050. Lo scopo per gli edifici residenziali è garantire una riduzione energetica di almeno il 20-22% entro il 2035, mentre per gli edifici non residenziali è richiesta l’impostazione di una serie di requisiti minimi di prestazione energetica che dovranno essere necessariamente rispettati da almeno il 26% degli immobili entro il 2033, per arrivare a una politica di emissioni zero entro il 2050. 

Il settore dell’edilizia è senza dubbio allineato ai target sfidanti della Direttiva Europea, che potrà avere delle ricadute positive sul sistema produttivo ed economico italiano.  Dall’altra parte però gli obiettivi della Direttiva EPBD in Italia, per il momento, non hanno avuto un impatto significativo sulle politiche pubbliche del governo italiano. Non sono state definite tabelle di marcia con misure e indicatori di progresso misurabili richiesti dall’UE, né traguardi indicativi per il 2030, il 2040 e il 2050. L’attuale governo ha espresso preoccupazioni legate ai costi e all’impatto economico, sottolineando che per garantire la transizione verso edifici a emissioni zero saranno necessari importanti investimenti. Il mercato italiano, in questo momento, non è pronto ma la direzione del settore e del mercato deve per forza essere questa, con un impegno profuso da parte di tutti gli attori della filiera.

 

Ritiene fattibile attuare un approccio circolare al settore dell’edilizia in Italia? Quali sono, dal suo punto di vista, le principali barriere all’implementazione?

L’economia circolare è una leva chiave, che consentirà di guardare in modo nuovo al rilancio del settore, spingendo il riciclo dei materiali (C&D) e riducendo così l’impatto degli interventi.  Un corretto approccio circolare richiede la creazione di filiere economicamente sostenibili, industrialmente adeguate e operanti in un contesto legislativo chiaro e stabile nel tempo. Questi tre fattori sono ad oggi le principali barriere del settore. Questo non vuole dire che non si faccia già oggi molto: nel vetro, ad esempio, usiamo grandi quantità di cullet (ovvero rottame di vetro riciclato) e ci impegniamo per aumentarne di anno in anno il quantitativo muovendoci verso il mondo delle C&D come ulteriore fonte di approvvigionamento. Per le produzioni a base gesso abbiamo lanciato il servizio Gyproc RECYCLING, che consiste in un sistema in grado di gestire e recuperare rifiuti da costruzione a base gesso provenienti dalle attività di posa e post-vendita di punti vendita e posatori che operano nel mondo dei sistemi a secco. Il servizio Gyproc RECYCLING è la soluzione integrata e sostenibile per la gestione degli scarti a base gesso. Grazie agli impianti di recupero autorizzati di Saint-Gobain di Sassofeltrio (RN) e Guglionesi (CB) è possibile valorizzare i rifiuti in nuova materia prima da utilizzare nelle produzioni di lastre in gesso rivestito e gesso fibrorinforzato.

Ultimo ma non per importanza, all’interno del nostro contesto industriale abbiamo già sviluppato filiere di recupero interne che permettono di valorizzare molti degli scarti di produzione che diventano preziose materie prime in processi interni, come avviene nel nostro stabilimento produttivo di Chieti, che si basa su un modello di circolarità chiusa: per la produzione delle membrane, infatti, vengono utilizzati scarti di altri materiali, provenienti da altri siti Saint-Gobain sul territorio italiano, per essere usati come materia prima seconda. Oltre a questo, vengono utilizzate guaine bituminose smantellate da cantieri e progetti di riqualificazione, che possono essere recuperate anche da terze parti per re-immetterle nei cicli produttivi in ottica di economia circolare. Inoltre, in un’ottica di riduzione degli sprechi, lo stabilimento è in grado di recuperare i suoi stessi scarti e immetterli nuovamente nella produzione, dando vita a un circolo virtuoso che rafforza l’impegno di Saint-Gobain verso soluzioni sostenibili per l’edilizia del futuro. L’approccio innovativo adottato in questo stabilimento dimostra come la tecnologia possa essere applicata per migliorare l’efficienza produttiva e al tempo stesso garantire un impatto ambientale ridotto.

 

Rispetto al ruolo che ricopre nella filiera, quali sono le trasformazioni o le innovazioni chiave che la sua categoria di stakeholder dovrebbe intraprendere per ottenere edifici a bassa emissione di CO2 e circolari? Cosa si aspetta dalle altre categorie di stakeholder?

Il ruolo delle filiere e la loro cooperazione sono fondamentali. Per ottenere edifici circolari e a bassa emissione di CO2 la vera sfida è l’end of waste e le filiere dovrebbero dare maggior “valore” a queste tematiche. La sensibilità sul tema sta aumentando, sia dal mercato sia dal mondo della grande progettazione. Questo approccio potrebbe davvero fare la differenza e ne beneficerebbero tutti gli attori coinvolti, sebbene la normativa di riferimento sia ancora carente.  Ecco perché serve l’impegno di tutti per andare verso questa direzione facendo sentire la propria voce.

 

Può indicarci una best practice che sta supportando il processo di decarbonizzazione?

A fine 2022 Saint-Gobain ha lanciato un’importante innovazione tecnica che ci consente di offrire sul mercato un vetro a basso contenuto di carbonio che offre la medesima estetica del vetro float chiaro: ORAÉ® . Utilizzare questa nuova generazione di vetro low carbon rappresenta la scelta ideale per contribuire attivamente alla riduzione di CO2, senza compromettere né l’estetica né le prestazioni energetico-luminose di un edificio.
La sua bassa impronta di carbonio, pari a 6,64 kg di CO2 eq./m2 (per un vetro di 4 mm), è ottenuta grazie all’utilizzo di un’elevata quantità di riciclato (64%) e il 100% di energia elettrica rinnovabile. Questo contribuirà a ridurre in modo significativo l’impronta di carbonio delle costruzioni e ad accelerare lo sviluppo dell’economia circolare.  Il contenuto di riciclato di ORAÉ® proviene principalmente da rottami di vetro derivanti da impianti di lavorazione e dal trattamento dei vetri a fine vita (smontaggio della vetrata, separazione dei componenti, frantumazione del vetro e ispezione con strumenti digitali per verifica della qualità). ORAÉ® è disponibile sia come vetro float monolitico chiaro, sia in combinazione con i depositi a controllo solare altamente selettivi COOL-LITE® XTREME e COOL-LITE® SKN, con i depositi selettivi per il comfort estivo PLANITHERM® INFINITY, con i depositi basso emissivi delle famiglie di prodotti ECLAZ® e PLANITHERM®. Secondo quanto dichiarato con EPD, ORAÉ® con deposito ha un’impronta di carbonio di soli 10,71 kg CO2 eq./m2 (per un substrato di 6 mm), con una riduzione del 43% rispetto al nostro prodotto standard europeo PLANICLEAR® .

Affianco ai prodotti innovativi portiamo avanti anche dei progetti di efficientamento energetico dei siti produttivi, uno di questi è l’impianto fotovoltaico inaugurato lo scorso autunno nello stabilimento di Vidalengo di Caravaggio, dove produciamo lana di vetro a marchio Isover. Si tratta di un parco fotovoltaico di ben 70.000 m2 che garantisce una riduzione a regime delle emissioni di circa 2.000 ton di CO2/anno.