
Le interviste di GBC Italia agli ambassador del progetto #BuildingLife
In attesa di norme cogenti, la decarbonizzazione deve essere obiettivo condiviso da tutta la filiera del Real Estate_Dante Parisi Eco-Brand manager, Heidelberg Materials Italia
In Italia si presta ancora poca attenzione alle emissioni di gas climalteranti nell’arco del ciclo di vita degli edifici; quali sono le ragioni?
Questo tema non è ancora diventato adempimento legislativo, passaggio fondamentale affinché ci sia un orientamento condiviso. La decarbonizzazione dovrà essere un tema integrato nei capitolati prestazionali dove oltre ai riferimenti alle norme tecniche ci immaginiamo anche il riferimento al limite di emissione di CO2 . Al momento la riduzione di emissioni è una azione volontaria e sappiamo che finché non ci sarà la cogenza non verrà data priorità a questo aspetto.
HEIDELBERG MATERIALS ha sviluppato una strategia verso il 2050?
Stiamo procedendo su tre direttrici. Ottimizzazione dei prodotti. Che significa produrre prodotti con minor tenore di clinker, responsabile delle emissioni di CO2, e maggiori quantità di materiale da riciclo. Il tutto mantenendo inalterata la qualità dei nostri prodotti e delle nostre soluzioni.
Ottimizzazione di processo nelle cementerie dove stiamo sostituendo il petcoke, che si ottiene dalla raffinazione del petrolio, con i combustibili solidi secondari (CSS) materiali di scarto che andrebbero conferiti in discarica. Anche in questo modo supportiamo un modello circolare di produzione. E, in ultimo, realizziamo la “carbon capture and storage”, la cattura dell’anidride carbonica e il suo stoccaggio in impianti dedicati per essere iniettata in formazioni rocciose di profondità o utilizzata in altri processi industriali.
In che modo HEIDELBERG MATERIALS contribuisce ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito in Italia?
Heidelberg Materials è concentrato a ottenere importanti obiettivi di decarbonizzazione. Lo scorso mese di giugno è stato inaugurato in Norvegia il primo impianto industriale CCS per il settore cemento: cattureremo 400mila tonnellate annue di CO₂ nell’impianto di Brevik. Un traguardo storico il settore del cemento.
La CO₂ catturata a Brevik sarà liquefatta e inviata a un terminale onshore sulla costa occidentale norvegese. Da qui la CO₂ sarà trasportata tramite conduttura offshore per essere stoccata permanentemente sotto il Mare del Nord. I nostri clienti potranno scegliere tra due prodotti del cemento evoZero. evoZero Carbon Captured Brevik è il nostro prodotto realizzato in Norvegia. evoZero Carbon Captured può essere consegnato da qualsiasi cementeria europea che si trovi nelle vicinanze del progetto del cliente, sfruttando i risparmi di carbonio realizzati a Brevik. I meccanismi di calcolo della cattura e delle emissioni di CO₂ sono stati verificati da un ente di parte terza, e ogni tonnellata di CO₂ catturata viene contabilizzata una sola volta. Inoltre, le caratteristiche della cattura del carbonio sono trasparenti e tracciabili con la tecnologia blockchain, grazie alla quale i clienti di Heidelberg Materials riceveranno la prova verificabile dell’acquisto di EvoZero. Una innovazione di prodotto ma anche di processo, e un nuovo servizio che faranno la differenza.
Quale un’opera che consideri benchmark per l’approccio con la quale è stata eseguita?
Il ponte San Giorgio di Genova, realizzato con calcestruzzi low carbon. Un processo efficiente per un cantiere che non si è mai fermato anche durante il Covid: dalla cementeria di Calusco d’Adda (BG), da dove proveniva il semilavorato (il “clinker”), passando per l’impianto di Novi Ligure (AL), dove è stato macinato il cemento che si caratterizza per l’elevata sostenibilità grazie al materiale proveniente dal ciclo produttivo dell’acciaio (circa 40%) e al basso livello di emissioni di CO2 – circa il 30% in meno di un cemento tradizionale -, arrivando infine agli impianti di Genova, operativi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 per rifornire il cantiere.
Ritiene fattibile attuare un approccio circolare al settore dell’edilizia in Italia? Quali sono le principali barriere all’implementazione?
Spesso il mercato ritiene il prodotto riciclato di minor qualità, e questo è un problema dovuto ad una scarsa conoscenza. Se anche il prodotto proveniente dalla catena del recupero ha ottime caratteristiche prestazionali viene visto con sospetto. Un circolo davvero virtuoso quello del recupero dei materiali di “scarto”, che per noi di Heidelberg Materials significa ottimizzare anche l’approvvigionamento di energia. Un modello realmente circolare. E’ l’obiettivo rimane quello di fornire la qualità di sempre ai nostri clienti e al mercato.
Rispetto al ruolo nella filiera, quali sono le trasformazioni o le innovazioni chiave che la sua categoria di stakeholder dovrebbe intraprendere per ottenere edifici a bassa emissione di CO2 e circolari?
“Nessuno si salva da solo”, recitava il titolo del libro di Margaret Mazzantini. Penso valga anche per l’ambiente. Possiamo produrre il miglior calcestruzzo al mondo, Carbon Capture e Net Zero, ma se poi la Supply Chain dell’edilizia non riconosce un valore maggiore a edifici realizzati con questo materiale – e non ci sono meccanismi premiali, incentivanti, per chi utilizza materiali e soluzioni innovative – non riusciremo a imprimere il cambiamento verso gli obiettivi di decarbonizzazione che ci siamo dati. Ognuno dei componenti della filiera deve lavorare nella stessa direzione.