
Le interviste di GBC Italia agli ambassador del progetto #BuildingLife
Decarbonizzare: politiche incentivanti e formazionper un approccio circolare concreto_Alessandra Bessi Senior Sustainability Manager Arcadis Italia
In Italia si presta ancora poca attenzione alle emissioni di gas climalteranti nell’arco del ciclo di vita degli edifici; quali sono le ragioni?
A mio parere in Italia, l’attenzione alle emissioni di gas climalteranti nel ciclo di vita degli edifici è ancora relativamente limitata, rispetto ad altri paesi europei, a causa di molteplici ragioni.
Certamente la peculiarità del patrimonio edilizio italiano, caratterizzato prevalentemente da edifici storici e vincolati in cui è possibile intervenire in modo limitato e con approcci conservativi, rende sfidante l’applicazione di soluzioni innovative, rispetto a interventi di nuova realizzazione.
Altro fattore rilevante è la frammentarietà del settore edilizio, dominato da piccole e medie imprese che spesso non sono sufficientemente strutturate per investire e promuovere il cambiamento con conseguente scarsa consapevolezza e sensibilizzazione tra i principali attori della filiera verso l’approccio orientato al “ciclo di vita”, il quale richiede necessariamente una visione di medio-lungo termine che tenga conto dei benefici ambientali e dei risparmi futuri piuttosto che immediati.
A quanto sopra si aggiunge un quadro strategico e normativo il cui focus è attualmente ancora molto sbilanciato verso l’ottimizzare delle prestazioni dell’edificio in fase operativa, rispetto alle altre fasi del ciclo di vita ossia costruzione, manutenzione e smaltimento, come dimostrano anche le politiche incentivanti adottate negli ultimi anni, quali ad esempio il “Superbonus 110%” che mirano principalmente alla riqualificazione energetica, senza promuovere requisiti specifici in termini di materiali impiegati a basso impatto ambientale o soluzioni costruttive che riducano le emissioni nelle fasi di costruzione e smaltimento.
Anche nell’ambito degli appalti pubblici, con rif. al DM 23 giugno 2022, è sì prevista l’ottimizzazione delle soluzioni progettuali attraverso analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment – LCA), ma come uno dei criteri premianti per l’affidamento dei lavori, quindi non obbligatorio. Da questo punto di vista in altri paesi, come ad esempio la Francia, già da diversi anni la valutazione dell’energia inglobata è prevista nel quadro normativo cogente. Molti paesi, tra cui anche Danimarca e Paesi Bassi, hanno talvolta anticipato e tempestivamente recepito le direttive europee in materia, quali ad esempio la Direttiva UE 2018/844, che promuove la decarbonizzazione degli edifici e che in Italia non è ancora pienamente integrata nel quadro normativo, con conseguente rallentamento nell’implementazione di obiettivi specifici.
ARCADIS ha sviluppato una strategia verso il 2050? Includendo una traiettoria di decarbonizzazione degli edifici e considerando le emissioni nell’intero ciclo di vita?
Arcadis, quale leader internazionale nella consulenza e progettazione in ambito civile ed ambientale, è fortemente impegnata a livello globale ad accelerare la transizione del settore e infatti ha sviluppato già nel 2021 la strategia “Maximizing Impact”, con l’ambizione di massimizzare l’impatto positivo per migliorare la qualità della vita delle persone e accelerare la transizione per la decarbonizzazione e il raggiungimento degli obiettivi di zero emissioni di carbonio (Net Zero).
Il piano prevede di agire su due fronti principali ossia da un lato la decarbonizzazione del business interno, attraverso la riduzione delle proprie emissioni dirette (Scope 1 e Scope 2) di almeno il 70% entro il 2026 e indirette (Scope 3) di almeno il 45% entro il 2029, e dall’altro il supporto ai clienti per sviluppare edifici e infrastrutture a basse emissioni di carbonio e resilienti nel ciclo di vita. L’attuale strategia triennale aggiornata nel 2024, “Accelerating a Planet Positive Future”, ha come mission quella di accelerare un futuro positivo del pianeta, confermando gli obiettivi di decarbonizzazione e anticipandoli al 2035.
La strategia si focalizza su tre aspetti principali, ossia mira a prediligere progetti ambiziosi dal punto di vista della sostenibilità e a sviluppare strumenti digitali per misurare la sostenibilità secondo cinque temi chiave: impronta di carbonio, natura, acqua, impatto sociale e circolarità secondo l’approccio Life Cycle Assessment (LCA) e in particolare Whole Life Carbon (WLC), sia tramite utilizzo di strumenti già disponibili sul mercato sia tramite sviluppo interno di strumenti digitali per la divulgazione delle conoscenze tecniche e per facilitare l’applicazione di tale approccio nei progetti.
Il piano di decarbonizzazione di Arcadis prevedere inoltre di convertire la flotta aziendale in 100% elettrico entro il 2030, ridurre di almeno il 35% le emissioni associate ai viaggi di lavoro e del 50% quelle associate a viaggi aerei, inoltre sono promosse clausole verdi nei contratti di locazione e privilegiate sedi dotate di certificazioni di sostenibilità ambientale (e.g. LEED, BREEAM).
In che modo ARCADIS contribuisce ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito in Italia?
Arcadis può svolgere un ruolo fondamentale grazie alla sua esperienza in progettazione sostenibile, seguendo il principio che ciò che si può misurare si può gestire e migliorare attraverso un approccio integrato. Arcadis, con la capacità di adattare soluzioni globali al contesto locale e potendo contare su una rete internazionale di competenze e professionalità, può agire su diversi fronti.
In primis può contare su collaborazioni e partnership strategiche, ad esempio con il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) e Center for Decarbonization Demand Acceleration (CDDA), che mirano appunto a promuovere un approccio sistematico e collaborativo tra i diversi attori con il fine ultimo di accelerare la trasformazione.
Arcadis è inoltre impegnata in diverse iniziative per la promozione e la divulgazione di temi legati alla sostenibilità e decarbonizzazione quali ad esempio il Sustainable City Index – SCI, giunto ormai alla sesta edizione, in cui 100 città sono analizzate secondo i tre pilastri della sostenibilità (Ambientale, Sociale, Economico). Tra i 67 parametri di valutazione sono considerati anche eventuali investimenti in infrastrutture a basse emissioni di carbonio e, nell’ultima versione del report pubblicata nel 2024, è stato introdotto anche il parametro relativo al “Progresso” che ha l’obiettivo di misurare i cambiamenti nel tempo per dimostrare l’impatto delle azioni di sostenibilità intraprese.
In conclusione, credo che Arcadis possa contribuire in modo significativo ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito attraverso le diverse iniziative sviluppate in tale senso e attraverso l’impegno quotidiano verso i nostri clienti, supportandoli con diverse tipologie di servizi, quali la pianificazione strategica, piani di decarbonizzazione, piani d’azione per la transizione energetica, analisi di finanza sostenibile.
Ritiene utile penalizzare gli edifici ad elevate emissioni? Quali misure pensi efficaci?
Penalizzare gli edifici ad elevate emissioni potrebbe essere una misura da prendere in considerazione nell’ambito di una strategia complessiva di decarbonizzazione che bilanci incentivi e penalizzazioni, con l’obiettivo prioritario di premiare gli interventi virtuosi e allo stesso tempo evitare effetti negativi sul mercato immobiliare e dal punto di vista sociale, che potrebbero scaturire da penalizzazioni eccessive. Il recente aggiornamento della Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (EPBD), prevede che dal 2027 i nuovi edifici siano progettati entro determinati limiti di emissioni di energia inglobata determinati attraverso un’analisi del ciclo di vita (LCA – Life Cycle Assessment). Dal 2030 potrebbero essere introdotti limiti più stringenti, con l’obbligo di rispettare soglie di carbonio incorporato per tutti gli edifici nuovi e, in alcuni casi, anche per le ristrutturazioni di edifici esistenti. In attesa che la nuova EPBD sia recepita, a livello nazionale nell’ambito degli appalti pubblici i CAM Edilizia (Criteri Ambientali Minimi) promuovono l’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale e la valutazione del ciclo di vita, anche se solo come criterio premiante.
Strumenti di certificazione ambientale degli edifici (ad es. LEED, BREEAM ecc.) possono certamente dare un’ulteriore spinta in tal senso, come è stato negli ultimi 10-15 anni, in cui grazie anche all’applicazione di tali protocolli il mercato si è evoluto verso soluzioni innovative e più sostenibili, per cui oggi criteri quali il contenuto di riciclato dei materiali impiegati o la sua provenienza sono fattori discriminanti nella scelta o meno di un prodotto.
Credo che il mercato italiano non sia ancora pienamente pronto per l’introduzione di target o penalizzazioni rigide ma ritengo ci siano segnali di una crescente sensibilità verso la sostenibilità, in particolare da parte dei grandi investitori che da parte degli sviluppatori e operatori, credo sia assolutamente necessario definire una transizione graduale, con obiettivi chiari e realizzabili, tenuto conto delle peculiarità del nostro mercato, con oltre il 60% degli edifici costruito prima del 1980 e un vasto patrimonio edilizio storico, che richiede interventi talvolta limitati, specifici e spesso costosi pertanto
A mio parere il piano di transizione dovrebbe prevedere almeno 3 fasi, una prima fase focalizzata sulla sensibilizzazione e preparazione, seguita da una fase di implementazione di limiti graduali e più o meno stringenti rispettivamente per edifici nuovi più impattanti ed edifici esistenti meno impattanti ed infine una fase di limiti per tutti gli interventi, il tutto supportato da un adeguato sistema incentivante, formazione, digitalizzazione e collaborazione diversi stakeholder della filiera.
Ritiene fattibile attuare un approccio circolare al settore dell’edilizia in Italia? Quali sono le principali barriere all’implementazione?
L’implementazione di un approccio circolare nel settore dell’edilizia in Italia rappresenta una sfida complessa ma necessaria per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e decarbonizzazione. Tuttavia, il passaggio da un modello lineare a circolare prevede una serie di ostacoli di diversa natura principalmente normativa, di mercato ed economica.
Dal punto di vista economico, infatti, spesso risulta molto più conveniente acquistare un prodotto nuovo piuttosto che uno riciclato per cui i materiali riciclati e riutilizzati non sono competitivi sul mercato, sia in termini di costo che di percezione della qualità, sicurezza, durabilità. A tali aspetti si aggiunge un quadro normativo ancora molto frammentario e disomogeneo e l’assenza di agevolazioni fiscali specifiche per l’impiego di materiali riciclati o per la progettazione di edifici circolari.
Per ovviare agli ostacoli di cui sopra credo sarebbe necessario un profondo cambiamento partendo innanzitutto da una revisione normativa in ottica circolare, dalla semplificazione delle procedure per il recupero e il riutilizzo dei materiali quali ad esempio e la promozione di incentivi fiscali.
Rispetto al ruolo nella filiera, quali sono le trasformazioni o le innovazioni chiave che la tua categoria di stakeholder dovrebbe intraprendere per ottenere edifici a bassa emissione di CO2 e circolari?
Certamente le società di progettazione integrata e consulenza come Arcadis e noi professionisti in ambito ESG, ricopriamo un ruolo fondamentale per dare la spinta necessaria al cambiamento, agendo a mio parere principalmente su due fronti:
- Collaborazione con enti pubblici, imprese e organizzazioni per promuovere progetti circolari anche attraverso Partenariati pubblico-privati che possono accelerare la transizione;
- Condivisione di dati e buone pratiche possibilmente tramite piattaforme digitali che facilitino lo scambio trasparente di informazioni sui materiali, tecnologie e metodologie sostenibili.
Credo che per ottenere edifici a basse emissioni di CO2 e circolari sia più che mai necessario il contributo collettivo di tutti gli attori della filiera e l’ingrediente fondamentale deve essere l’impegno verso il cambiamento, scelta di soluzioni e strumenti quali Building Information Modeling (BIM) per integrare i dati ESG nei processi di progettazione e costruzione; integrare il concetto di modularità negli edifici, promuovere la sostituzione e il riuso dei componenti; progettare edifici capaci di monitorare le proprie prestazioni e ridurre i costi di manutenzione attraverso tecnologie IoT.
Esempi di misure concrete che credo potrebbero contribuire in modo significativo all’implementazione di un approccio circolare potrebbero essere l’introduzione di politiche di “carbon pricing” per favorire la commercializzazione di prodotti più sostenibili e per imporre ai produttori dei limiti annuali progressi di emissioni di CO2 equivalente dei prodotti immessi sul mercato, in analogia a quanto è previsto dal regolamento europeo F-Gas per le quote di GWP dei refrigeranti.
Arcadis è impegnata anche con diverse iniziative interne che mirano a diffondere le conoscenze tecniche in ambito sostenibilità, decarbonizzazione e circolarità e a spingere l’adozione dell’approccio WLC – Whole Life Carbon nei progetti più impattanti quali ad esempio quelli infrastrutturali e industriali. Tale approccio consente infatti di avere output quantitativi che possono essere utilizzati anche ai fini della reportistica ESG, prestazioni virtuose in termini di impronta di carbonio possono generare maggiore fiducia nei potenziali investitori con conseguente potenziale “carbon benefit” negli investimenti.