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Il costo dell’inazione climatica: gli edifici sono la prima linea di difesa contro il nuovo clima
22 Luglio 2026

Il patrimonio edilizio europeo è stato progettato per un clima che non esiste più. Riqualificarlo significa ridurre consumi, rischi e costi della crisi climatica.

di Carlotta Rocci

 

Il cambiamento climatico ha smesso da tempo di essere soltanto una questione ambientale. Oggi è una voce di costo. Tra il 1980 e il 2023 eventi estremi come alluvioni, ondate di calore, siccità e tempeste hanno provocato oltre 738 miliardi di euro di danni nell’Unione Europea. Una cifra che continua a crescere e che impone una domanda nuova: quanto di questo conto dipende da edifici e città progettati per un clima che non esiste più? 

La risposta è scritta patrimonio edilizio europeo. Oggi quasi il 75% degli edifici è energeticamente inefficiente, oltre l’85% sarà ancora in uso nel 2050 e il tasso di riqualificazione energetica si ferma a circa l’1% del patrimonio ogni anno. Significa che il costo della crisi climatica non dipende soltanto dall’intensità degli eventi estremi, ma anche dalla lentezza con cui si stanno adeguando gli edifici in cui viviamo e lavoriamo. È proprio negli edifici, dove trascorriamo circa il 90% del nostro tempo, che si gioca una parte decisiva dell’adattamento al nuovo clima. Il settore è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni legate all’energia nell’Unione Europea: ogni ritardo nella riqualificazione continua a produrre un costo ambientale, economico e sociale.

Gli edifici europei sono stati progettati in un’epoca in cui la priorità era trattenere il calore in inverno; oggi devono difendersi anche da estati sempre più lunghe e intense. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che, mantenendo le politiche attuali, entro il 2035 la domanda mondiale di elettricità per il raffrescamento aumenterà di circa 1.600 TWh, l’equivalente degli attuali consumi elettrici di Giappone e Corea del Sud messi insieme. Cresce la domanda di energia, aumentano i picchi di consumo estivi e le reti elettriche sono sottoposte a una pressione sempre maggiore.

La bolletta, però, rappresenta solo una parte del conto. Un edificio che non riesce a mantenere condizioni di comfort adeguate incide direttamente sulla salute e sulla produttività. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera lo stress da calore uno dei principali rischi ambientali e occupazionali: aumenta il rischio di malattie e infortuni, aggrava le patologie croniche e riduce le prestazioni lavorative. Circa il 30% dei lavoratori frequentemente esposti al caldo dichiara perdite di produttività e le prestazioni diminuiscono con l’aumentare dello stress termico. Ogni anno il caldo provoca inoltre centinaia di migliaia di morti nel mondo, confermando che il comfort degli edifici è ormai una questione di salute pubblica oltre che di efficienza energetica.

Il ricorso sempre più diffuso alla climatizzazione è indispensabile per proteggere le persone più fragili durante le ondate di calore, ma non può rappresentare l’unica risposta. Ogni climatizzatore espelle il calore sottratto agli ambienti interni, aumenta la domanda di elettricità e contribuisce ad aggravare l’isola di calore urbana. Più fa caldo, più energia serve per raffrescare gli edifici; più aumenta il ricorso al raffrescamento, maggiore diventa il calore disperso nelle città. L’IPCC indica da tempo una strada diversa: ridurre il fabbisogno di raffrescamento attraverso edifici meglio progettati, schermature solari, ventilazione naturale, materiali riflettenti, tetti verdi e una pianificazione urbana capace di integrare alberature e infrastrutture blu e verdi.

Il costo dell’inazione è anche una questione di equità. Chi vive o lavora in edifici efficienti affronta le ondate di calore con consumi più contenuti e condizioni di comfort migliori. Chi occupa edifici obsoleti paga bollette più elevate per ottenere risultati inferiori. Chi non può permettersi il raffrescamento resta maggiormente esposto ai rischi sanitari delle temperature estreme. Il cambiamento climatico amplifica così disuguaglianze già esistenti.

La Roadmap 2050 di GBC Italia individua nell’adattamento climatico e nella resilienza del costruito, accanto alla decarbonizzazione e alla circolarità, uno dei tre pilastri della trasformazione del settore. I numeri dimostrano che adattarsi conviene. Secondo la Commissione europea, una riqualificazione energetica profonda può ridurre i consumi di un edificio fino all’80%, con risparmi per le famiglie che possono arrivare a 881 euro all’anno. Interventi come l’isolamento dell’involucro, la sostituzione degli impianti e l’integrazione di schermature e sistemi passivi non abbassano soltanto le emissioni: riducono il surriscaldamento estivo, migliorano il comfort, limitano la domanda di energia nelle ore di punta e aumentano la resilienza degli edifici alle ondate di calore. La Commissione europea definisce l’efficienza energetica una strategia dal “triplo dividendo”: contribuisce alla decarbonizzazione, rafforza la competitività e aumenta la sicurezza energetica. Ogni euro investito nella riqualificazione delle abitazioni può generare fino a 12 euro di benefici lungo il ciclo di vita dell’intervento. Il costo della transizione non è quello degli interventi necessari per adattarsi al nuovo clima, ma quello che continueremo a pagare rimandando.