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Costruire senza danneggiare. Il principio DNSH e la sostenibilità integrale degli edifici 
16 Aprile 2026

Come la tassonomia europea ridefinisce i criteri di valutazione ambientale nel settore edilizio e immobiliare

di Carlotta Rocci

La tassonomia europea si fonda su una logica insieme semplice e rigorosa: ogni attività economica può contribuire in modo sostanziale a uno degli obiettivi ambientali, ma non può mai comprometterne gli altri. È il principio DNSH, Do No Significant Harm, cardine del regolamento europeo. Accanto agli obiettivi che guidano la decarbonizzazione del settore edilizio, la tassonomia individua un perimetro di sostenibilità composto da sei ambiti imprescindibili: mitigazione del cambiamento climatico, adattamento al cambiamento climatico, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Questi criteri non rappresentano il contributo principale di un intervento, ma definiscono il perimetro entro cui la sostenibilità può essere riconosciuta.

Per il settore edilizio e per il real estate, il principio di non arrecare danno introduce una visione sistemica. Un edificio energeticamente efficiente, ad esempio, non può essere considerato sostenibile se genera impatti negativi sulle risorse idriche, se impiega materiali altamente inquinanti o se compromette la qualità degli ecosistemi circostanti. La sostenibilità diventa così il risultato di un equilibrio tra fattori ambientali che attraversa l’intero ciclo di vita dell’immobile. Questa impostazione riflette una visione che il movimento dei Green Building Council promuove da tempo. I protocolli di sostenibilità sviluppati dalla rete GBC si fondano su un approccio olistico, in cui energia, risorse, qualità ambientale e impatto sul territorio vengono valutati congiuntamente. Proprio per questa affinità strutturale, negli ultimi anni GBC Italia ha lavorato per allineare i propri strumenti ai criteri della tassonomia europea e per supportare il mercato nell’interpretazione del principio DNSH attraverso requisiti tecnici precisi.

La mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso rigorosi target energetici, impone che l’edificio non sia destinato ad attività legate ai combustibili fossili (estrazione, stoccaggio o trasporto), tracciando un confine netto rispetto alle fonti non rinnovabili

L’adattamento ai cambiamenti climatici definisce una solida analisi del rischio climatico e della vulnerabilità per identificare criticità (come ondate di calore o inondazioni) su un orizzonte di almeno 30 anni, implementando soluzioni – preferibilmente basate sulla natura – per aumentare la resilienza del sito.

L’uso sostenibile delle risorse idriche riguarda la riduzione e la tutela dei corpi idrici da contaminazioni e alterazioni. In ambito edilizio, questo si traduce in componenti ad alta efficienza e soluzioni progettuali capaci di limitare gli sprechi e migliorare l’efficienza dei sistemi idrici e la gestione delle acque meteoriche, con una maggiore attenzione all’impatto delle costruzioni sul territorio e sui bacini idrografici.

La transizione verso un’economia circolare richiede che almeno il 70% (in peso) dei rifiuti non pericolosi di cantiere sia avviato al recupero o riciclo. Inoltre, la progettazione deve favorire la “smontabilità”, garantendo che l’edificio sia concepito per essere efficiente in termini di risorse, adattabile e dissassemblabile a fine vita.

La prevenzione e il controllo dell’inquinamento riguardano la riduzione delle emissioni e delle sostanze nocive, dalla fase di costruzione fino all’uso dell’edificio. Il tema investe la qualità dei materiali, imponendo limiti severi sulle emissioni di formaldeide e di altri VOC nocivi per tutelare la salute degli occupanti e la qualità dell’ambiente urbano.

La protezione della biodiversità e degli ecosistemi introduce criteri che richiedono di valutare l’impatto degli interventi edilizi sugli habitat naturali e sulla qualità del suolo. La progettazione deve evitare il consumo di terreni fertili, foreste o aree ad alto valore di biodiversità e, ove possibile, contribuire attivamente al loro ripristino. Per il settore immobiliare significa riconoscere il rapporto tra edifici, paesaggio e infrastrutture verdi come parte integrante della qualità ambientale di un progetto.

Nel settore delle costruzioni, il principio di non arrecare danno si misura lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio. Dalla scelta dei materiali in fase di progettazione, attraverso le lavorazioni di cantiere, fino all’uso quotidiano degli spazi, ogni fase deve dimostrare di non compromettere gli equilibri ambientali definiti dalla tassonomia. I protocolli di certificazione sviluppati da GBC Italia offrono in questo senso uno strumento concreto: traducono i criteri normativi in requisiti verificabili, accompagnano i professionisti nella valutazione delle prestazioni ambientali e rendono trasparente, per il mercato e per gli investitori, la qualità sostenibile di un edificio lungo tutta la sua vita utile.