CONTATTACI
LOGIN
   
Silvia Ricci | Ambassador #BuildingLife
14 Novembre 2025

Le interviste di GBC Italia agli ambassador del progetto #BuildingLife

Decarbonizzazione ed efficienza energetica: sfide e strategie del settore delle costruzioni_Silvia Ricci Consigliera delegata presso Ricci Spa, GIà Vicepresidente ANCE con delega alla Transizione ecologica

 

In Italia si presta ancora poca attenzione alle emissioni di gas climalteranti nell’arco del ciclo di vita degli edifici; quali sono le ragioni?

Le ragioni risiedono principalmente nel fatto che la nostra legislazione non ha ancora maturato un’autentica cultura del “lungo periodo”. Gli interventi edilizi, anche quando ben intenzionati, sono spesso progettati per rispondere a esigenze immediate, per correggere inefficienze esistenti o risolvere situazioni di degrado, ma non sono guidati da una visione strutturale e anticipatoria. L’Italia ha da sempre adottato questo approccio “reattivo”, per anni siamo stati abituati a intervenire dopo l’emergenza, per riparare ad esempio danni causati da eventi estremi, sismi o dissesto. Anche nei progetti di trasformazione le risorse arrivano sempre attraverso programmi speciali e per una logica straordinaria, senza che si sia affermata ancora una governance ordinaria, stabile e pianificata nel tempo per questi interventi. 

Questo modo di agire lo ritroviamo anche nelle modalità con cui il nostro paese fino ad oggi ha affrontato i temi della transizione ecologica ed energetica, che vengono ancora visti come una risposta a problemi contingenti più che come una strategia preventiva e sistemica. Lo stesso vale per la decarbonizzazione del settore edilizio: l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulle prestazioni energetiche in fase d’uso, spesso con l’obiettivo di rispondere alle richieste dell’Unione Europea e dimostrare il raggiungimento dei target climatici. Ma così facendo, si continua a trascurare l’impatto ambientale complessivo dell’edificio lungo tutto il suo ciclo di vita – dalla produzione dei materiali da costruzione, al cantiere, alla manutenzione, fino alla demolizione e al fine vita.

Le imprese edili, da parte loro, hanno ormai maturato la consapevolezza della necessità di ripensare profondamente l’intero processo produttivo in chiave sostenibile. Tuttavia, questa consapevolezza non è accompagnata da un adeguato sostegno. Le imprese sono chiamate ad adeguarsi a nuovi obblighi ambientali — che spesso comportano costi rilevanti — ma non vengono messe nelle condizioni reali per attuare il cambiamento richiesto. Ciò che manca non è tanto la definizione degli obiettivi, quanto la capacità di tradurli in azioni concrete, applicabili e sostenibili per chi opera nel settore. Le strategie di decarbonizzazione spesso restano su un piano astratto o normativo, senza tener conto delle reali condizioni operative delle imprese, dei professionisti e delle amministrazioni locali che dovrebbero attuarle.

ANCE ha sviluppato una strategia verso il 2050? Includendo una traiettoria di decarbonizzazione degli edifici e considerando le emissioni nell’intero ciclo di vita?

Le imprese ANCE stanno innovando concretamente sul fronte della sostenibilità e della decarbonizzazione, spingendosi oltre gli obblighi normativi per anticipare le trasformazioni del settore e rispondere alle aspettative del mercato e della società. Questo processo si sta traducendo in un cambiamento profondo del modo di progettare, costruire e gestire gli edifici, con un’attenzione crescente all’intero ciclo di vita delle opere. 

La sostenibilità nel settore delle costruzioni è quindi “un vissuto” a 360° che si declina attraverso: 

  • l’utilizzo di materiali da costruzione riciclati e riciclabili per ridurre la produzione di rifiuti e l’estrazione di risorse naturali;
  • l’efficienza energetica degli edifici e l’utilizzo di energie rinnovabili;
  • lo smart building con la riduzione dell’impatto ambientale e la messa in sicurezza degli edifici, migliorando la progettazione, costruzione e gestione degli edifici, riducendo i costi e aumentando l’efficienza;
  • la promozione della ricerca e sviluppo, incentivando nuove tecnologie e l’innovazione continua nel settore immobiliare.
  • la rigenerazione urbana con la riqualificazione di aree degradate, tramite la trasformazione di aree urbane dismesse in spazi vivibili e integrati nella comunità.

La sostenibilità energetica è sicuramente uno degli elementi maggiormente attenzionati dal settore delle costruzioni, poiché la diminuzione del consumo energetico è tra le priorità delle politiche europee e nazionali. 

Le imprese sono quindi spinte ad investire su tecnologie ad alta efficienza energetica sia nella realizzazione di nuovi edifici che nelle attività di recupero e rigenerazione del patrimonio immobiliare esistente.  L’obbiettivo oggi è infatti quello di costruire città che siano in grado non solo di soddisfare le esigenze abitative e garantire ai propri abitanti un’elevata qualità di vita, ma che siano anche in grado di rispettare l’ambiente e, quindi, di dimostrarsi sostenibili nel lungo periodo e soprattutto resilienti.

Questo significa dover riprogettare le nostre città e i centri urbani non solo materialmente, ma anche idealmente. Il settore delle costruzioni in questo sta dando un importante contributo, perché si sta specializzando verso scelte progettuali volte a progettare e realizzare costruzioni e infrastrutture resilienti e a basso impatto ambientale, adottare pratiche circolari di gestione delle risorse, ridurre il consumo energetico rendendolo più efficiente, migliorare la gestione e l’uso dell’acqua e investire su tecniche e tecnologie innovative.

 

In che modo ANCE contribuisce ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito in Italia?

L’associazione contribuisce ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito nel nostro paese operando su due fronti: quello privato e quello pubblico. Sul versante privato, l’ANCE porta avanti un importante attività di sensibilizzazione e formazione per accompagnare le imprese associate nel processo di cambiamento culturale che è alla base della transizione ecologica e energetica. Sul versante pubblico, invece, l’Associazione svolge un importante ruolo di interlocutore con le istituzioni, per promuovere semplificazioni e strumenti regolatori che incentivino la riqualificazione energetica e ambientale degli edifici e, soprattutto, che supportino le imprese affinché queste possano essere protagoniste del cambiamento e non debbano semplicemente subirlo.

Inoltre, l’ANCE non solo da anni lavora per sensibilizzare le imprese associate ai temi della circolarità, sostenibilità e decarbonizzazione, ma ha anche attivato dei progetti per mettere a punto degli strumenti operativi che, nella pratica, potessero supportare e accompagnare le imprese verso questo processo di cambiamento.

La prima iniziativa è la piattaforma Ance Carbon tool: si è partiti dal principio per cui niente può essere migliorato se prima non può anche essere misurato

Questo che significa? L’Ance ha capito che limitarsi a dire alle imprese di migliorare il proprio processo produttivo, o ripensarlo in un’ottica sostenibile senza però fornire degli indicatori con cui misurarsi sia in termini di produzione energetica che di efficienza delle proprie strategie, avrebbe portato a ben poco. Fare una strategia net-zero non è né facile né banale e non basta compilare un modulo per dirsi impegnati in questo senso ma serve un vero e proprio stravolgimento culturale che parte del modo stesso di concepire e ragionare l’attività di impresa, un cambio di passo che ha inizio dal modo di organizzare l’azienda per arrivare a tradursi in una vera e propria strategia di decarbonizzazione. 

Quindi l’Associazione ha messo a punto una piattaforma che aiutasse le imprese a fare tutto questo. Lo studio è partito dalle imprese edili per studiarne le specificità e le peculiarità, tenendo quindi conto di tutte le differenze esistenti, con l’obbiettivo di arrivare ad uno strumento capace di rappresentare qualunque tipo di impresa. E questo ha portato alla realizzazione della Piattaforma ANCE Carbon Tool: uno strumento innovativo, ragionato per le imprese di costruzioni, pronto all’uso e pensato per poter essere rappresentativo non solo delle imprese più grandi ma anche di quelle più piccole, progettato con un obiettivo chiaro: supportare le imprese nel calcolo delle loro emissioni di CO2, agevolando il percorso verso il net-zero creando un sistema di calcolo delle emissioni che tenga conto delle peculiarità del settore (quindi dei diversi materiali, dei rifiuti prodotti, delle varie attività, delle particolarità dei cantieri etc.) e fornendo un elenco delle iniziative che le aziende possono adottare per ridurre nel breve, medio e lungo periodo il loro impatto ambientale. Oltre al Tool, l’Ance ha finalizzato un ulteriore progetto di ricerca con SDA Bocconi per la creazione di un modello che sia in grado di valutare le imprese di costruzioni sotto il profilo ESG.

Il modello attualmente è in fase di test tra le nostre associate. Anche in questo caso si è partiti dallo studio del comparto, per poi analizzare i sistemi di rating e i criteri attualmente esistenti relativi al reporting di sostenibilità, per arrivare a definire un modello completo e adatto a rappresentare tutte le imprese del settore, dalle più piccole alle più grandi, tarato quindi sul comparto edile. Si tratta di un sistema di autovalutazione comprensivo di elementi in grado di rappresentare l’impegno di una impresa di costruzione verso gli obbiettivi di environmental, social e governance, coerentemente con quanto richiesto a livello europeo con il nuovo sistema di rating realizzato dall’EFRAG. Questo modello, quindi, consente una valutazione dell’impresa a 360 gradi, mettendo in evidenza e valorizzando tutte le specificità che caratterizzano il settore, dalle politiche in materia di welfare all’attenzione verso le comunità locali e alla rivalorizzazione del territorio.

 

Ritiene utile penalizzare gli edifici ad elevate emissioni? Quali misure pensi efficaci?

Il problema dei nostri edifici non è solo che questi sono poco efficienti dal punto di vista energetico ma anche che, spesso, si dimostrano obsoleti sotto altri aspetti altrettanto importanti, tra cui la sicurezza e la salute di chi li abita. Non è una colpa, ma un dato di fatto. Per lo più si tratta di strutture datate, anche molto belle, che però – date anche le conoscenze tecniche e le esigenze atmosferiche dell’epoca in cui sono state realizzate – non sono strutturate con quelle accortezze e quelle specifiche necessarie, ad esempio, a renderle resistenti a fenomeni atmosferici, quali sismi e simili che, purtroppo, ad oggi sono sempre più frequenti nel nostro quotidiano.

A questo si aggiunge un tema sociale fondamentale: gli edifici a più alte emissioni sono spesso quelli abitati dalle fasce di popolazione più fragili, che non hanno le risorse economiche per affrontare interventi di ristrutturazione profonda. E ci sono poi numerosi edifici storici sottoposti a vincoli, nei quali gli interventi di efficientamento energetico sono tecnicamente più complessi e onerosi. Per questo motivo, piuttosto che penalizzare gli edifici più energivori, sarebbe preferibile un approccio strategico e differenziato, che tenga conto del contesto sociale, economico e tecnico in cui si trovano gli edifici con la creazione di incentivi in grado di premiare gli interventi più efficaci nel ridurre i consumi, differenziando l’intensità di tali incentivi in funzione dei risultati raggiunti: maggiore la riduzione dei consumi, maggiore potrà anche essere l’entità dell’incentivo. Occorre però introdurre sistemi di incentivazione, basati su un mix di detrazioni fiscali e contributi diretti, che, in ottica sociale, siano in grado di coniugare le esigenze di salvaguardia delle finanze pubbliche con quelle di sostenibilità finanziaria ed economica degli interventi per le famiglie, soprattutto se a basso reddito.

In sintesi, il sistema di incentivi (fiscali e non) dovrebbe poggiare sui seguenti principi generali:

  • quadro normativo stabile con orizzonte temporale di lungo periodo (almeno decennale),
  • procedure d’accesso semplificate,
  • modulazione degli incentivi in funzione degli obiettivi energetici conseguiti;
  • sistemi di qualificazione delle imprese esecutrici degli interventi, a garanzia di qualità, trasparenza e affidabilità.

 

Ritiene fattibile attuare un approccio circolare al settore dell’edilizia in Italia? Quali sono le principali barriere all’implementazione?

L’applicazione del modello circolare al settore edile – uno dei comparti maggiormente responsabili della produzione di rifiuti – assume un’importanza cruciale. Al settore, infatti, viene attribuito circa il 50% della produzione di rifiuti speciali e delle attività di estrazione di materiali vergini. Questi dati evidenziano la strategicità di promuovere l’adozione di pratiche circolari nel mondo delle costruzioni, per ridurre l’impatto ambientale del settore e far sì che questo possa contribuire attivamente al raggiungimento degli obiettivi europei. Inoltre, le imprese edili hanno ormai da tempo acquisito la consapevolezza che l’adozione di approcci circolari in tutte le fasi della propria attività – dalla progettazione alla realizzazione dell’opera –  non solo migliora la produttività ma permette anche di aumentare la redditività, realizzando un risparmio in termini di tempi, sprechi, costi e rischi e, soprattutto, guadagnando in termini di competitività e attrattività nel mercato. 

L’ottimizzazione nella gestione dei rifiuti, l’uso efficiente delle risorse, la valorizzazione del ricorso alle materie prime seconde e l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti, sono quindi tutti aspetti chiave per le imprese edili, eppure non sono ancora adeguatamente supportati né incentivati dal legislatore. 

L’implementazione di pratiche circolari, infatti, non è semplice per un’impresa; si tratta di un processo articolato, che necessità inevitabilmente di un sopporto normativo solido, capace di accompagnare le imprese nel cambiamento e incentivare concretamente comportamenti virtuosi. Non sono mancati dei tentativi in tal senso che, però, rischiano di essere insufficienti. Un recente esempio positivo di cambiamento, che indica la volontà delle nostre istituzioni di intervenire in ambiti strategici per l’economia circolare, è sicuramente rappresentato dal recente decreto End of Waste inerti, essenziale per promuovere ed agevolare l’uso dei materiali recuperati all’interno dei processi produttivi. Il nuovo decreto, infatti, ha introdotto criteri più chiari e semplici per la cessazione della qualifica di rifiuto degli inerti derivanti da attività di demolizione e costruzione, favorendo così il riutilizzo e il riciclo, rappresentando un passo avanti nella direzione della circolarità

Tuttavia, da solo non è sufficiente a risolvere le problematiche che, ad oggi, hanno rappresentato più un disincentivo che una spinta all’adozione di pratiche circolari nell’edilizia. Il mercato di queste risorse è stato a lungo frenato da un quadro normativo poco chiaro, eccessivamente complesso e in continua evoluzione, che ha alimentato nel tempo una grande incertezza e diffidenza tra gli operatori. Inoltre, anche l’assenza di norme semplici, certe e applicabili, che consentano di gestire in modo efficiente l’ingente quantità di materiali generati dai cantieri e di reimpiegarli come risorse all’interno dei cicli produttivi, ha determinato un rallentamento dello sviluppo di pratiche circolari. In questo senso, sebbene il settore delle costruzioni sia ormai consapevole dell’opportunità legate alla circolarità attualmente sussistono ancora troppo ostacoli a causa di un quadro normativo complesso e poco chiaro. La legislazione attuale, infatti, pur essendo stata aggiornata in diverse aree, non è ancora sufficientemente adeguata ad accelerare il raggiungimento degli obiettivi europei al 2050 né è in grado di supportare adeguatamente le imprese in questo percorso davvero sfidante.

 

Rispetto al ruolo nella filiera, quali sono le trasformazioni o le innovazioni chiave che la tua categoria di stakeholder dovrebbe intraprendere per ottenere edifici a bassa emissione di CO2 e circolari? 

Il settore delle costruzioni è coinvolto in ambiti che, più di altri, possono incidere positivamente nell’affrontare le sfide legate alla transizione ecologica ed energetica: ad esso viene attribuita la responsabilità di quasi il 36% della produzione di gas climalteranti in atmosfera e di quasi il 50% della produzione di rifiuti e dell’estrazione di materie prime.

L’edilizia, inoltre, funge da collettore di risorse, competenze e tecnologie; infatti, per riqualificare o costruire materialmente gli edifici, vengono messi a contatto diverse figure professionali: architetti, progettisti, designer, ingegneri, imprenditori, fornitori etc.  Basti pensare che le Costruzioni sono legate a quasi il 90% dei settori produttivi: un vero e proprio traino per il mercato verso modelli di sviluppo che coniugano crescita e sostenibilità. Di conseguenza, è evidente che il comparto riveste un ruolo principale nel processo di trasformazione e decarbonizzazione delle nostre città.  Le principali azioni che il settore sta già attuando, e che deve sicuramente continuare a perseguire per ottenere importanti risultati dal punto di vista dell’efficienza del nostro parco immobiliare, sono: 

  • Adozione di tecnologie e materiali in grado di ridurre l’impatto ambientale: l’ uso di energie rinnovabili, materiali riciclati o facilmente smontabili e riutilizzabili alla fine del ciclo di vita dell’edificio.
  • Diminuire l’utilizzo di materie prime: attribuendo nuovo valore alle materie prime seconde, creando di conseguenza un vero e proprio mercato per queste;
  • Miglioramento della progettazione, costruzione e gestione degli edifici: riducendo i costi e aumentando l’efficienza.
  • Promozione della ricerca e sviluppo: incentivando nuove tecnologie e l’innovazione continua nel settore immobiliare.

Recupero di aree degradate: creare nuovi spazi residenziali, commerciali e ricreativi.