
Le interviste di GBC Italia agli ambassador del progetto #BuildingLife
Buone prassi condivise e un mercato competitivo che premia gli operatori virtuosi, così si raggiungeranno gli obiettivi di decarbonizzazione_Nadia Boschi Head of Sustainability Italy & Continental Europe, Lendlease ESG Director, Lendlease Sgr Italy
In Italia si presta ancora poca attenzione alle emissioni di gas climalteranti nell’arco del ciclo di vita degli edifici; quali sono le ragioni?
Il mercato dei grandi operatori sta cambiando e i nuovi adempimenti, anche rispetto al ciclo di vita degli immobili, impatta sui budget che, come sappiamo, hanno molte priorità da bilanciare. Dall’altro lato serve un apprezzamento del medesimo mercato, la valorizzazione del prodotto immobiliare creato con questi criteri. E questo cambio di passo lo dovremo avere anche nella vendita immobiliare; un cambio culturale che crea la domanda per un prodotto che per allora dovrà essere disponibile, diffuso.
LENDLEASE ha sviluppato una strategia verso il 2040 Includendo una traiettoria di decarbonizzazione degli edifici e considerando le emissioni nell’intero ciclo di vita?
Noi abbiamo dichiarato al mercato di raggiungere net zero scopo 1 e 2 al 2025 e Absolute zero al 2040 includendo anche lo scopo tre – le emissioni indirette di gas serra che si generano nella catena del valore di un’organizzazione. Per scopo 3 si intendono principalmente i materiali impiegati per la costruzione e il consumo indiretto di energia dei nostri tenant. Gli obbiettivi si intendono senza compensazioni. Questo significa arrivare ai target ben prima del 2050, come indicato dall’Unione Europea. Il target 2025 è stato raggiunto ovvero l’energia che utilizziamo per riscaldare e raffrescare e illuminare i nostri assets è al 100% energia da fonti rinnovabili.
In che modo LENDLEASE contribuisce ad accelerare il processo di decarbonizzazione dell’ambiente costruito in Italia?
La dimensione dei nostri sviluppi è importante e quindi incidiamo in modo significativo sulle emissioni in atmosfera e, di conseguenza sulle loro riduzioni, anche considerando il ciclo di vita degli immobili che costruiamo. Sono più di venti anni che ci occupiamo di questi temi. Siamo partiti dalla certificazione ambientale degli edifici per poi lavorare alla scala del quartiere e della città, dove le reti energetiche giocano un ruolo determinante nelle strategie di decarbonizzazione. Dirimente la scelta di operare su aree brownfield – dismesse sulla rigenerazione di intere parti di città. Le aree sono sempre localizzate su hub di trasporto pubblico poiché la questione della mobilità, sempre meno pensata per le auto, incentiva l’utilizzo dei mezzi pubblici.
Quali gli esempi di innovazione che possono servire da benchmark di riferimento?
Non posso non citare MIND dove abbiamo un partner industriale per l’approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili e dove stiamo costruendo con la tecnologia del legno edifici di dimensioni importanti, di 12 piani di altezza. Siamo partner strategici, in questo ambito, del progetto Timber Forward. Il progetto finanziato dal network Build by Nature, sostenuto da Laudes Foundation e coordinato da GBC Italia, ha attivato un network strategico coinvolgendo i principali stakeholder del settore delle costruzioni lignee, con l’obiettivo di accelerare l’adozione di questo materiale e dei materiali bio-based. Il legno è un materiale straordinario e rinnovabile; in cantieri così importanti e sfidanti è interessante anche testarne le performance in ambito di resistenza al fuoco, di sismicità, creando dei modelli costruttivi che potranno essere di riferimento per altri sviluppi, diventare architettura diffusa.
Ritiene utile penalizzare gli edifici ad elevate emissioni? Quali misure pensa efficaci?
Più che penalizzare penso che sia necessario favorire le buone prassi. Il libero mercato e la competitività devono supportare le imprese che innovano e consentono evoluzioni virtuose in termini gestionali e tecnologici. Un regime di incentivazione fiscale può essere di grande aiuto e favorire chi fa scelte spesso anche coraggiose e non dettate dal profitto ma dalla legacy degli investimenti e delle sperimentazioni messe in atto.
Ritiene fattibile attuare un approccio circolare al settore dell’edilizia in Italia? Quali sono le principali barriere all’implementazione?
La nostra competenza sui temi della circolarità divenne un focus importante a partire dal cantiere per la ristrutturazione dell’Hotel Armani in centro a Milano. Erano i primi anni Duemila e lavorammo con un’impresa demolitrice che aveva fatto un lavoro molto puntuale di selezione dei materiali e di recupero di parte degli stessi. Allora le aziende più virtuose recuperavano al massimo il 60% oggi arriviamo anche al 95-98%, a seconda della tipologia dell’opera. Rimane il limite normativo che vuole che il materiale da demolizione del cantiere sia considerato rifiuto e anche il vincolo delle certificazioni; nel caso dello smontaggio del Padiglione in legno del Nepal all’Expo 2015 di Milano non trovammo nessun tecnico che ne validasse il riutilizzo. Tema che si riproporrà quando andremo a demolire gli edifici che stiamo realizzando in questi anni con componenti realizzati con una importante quantità di materiale riciclato. In questa direzione c’è ancora molto da fare ma di certo è uno degli aspetti più impattanti per gli obiettivi di decarbonizzazione che ci siamo dati in Europa.
Rispetto al ruolo nella filiera, quali sono le trasformazioni o le innovazioni chiave che la tua categoria di stakeholder dovrebbe intraprendere per ottenere edifici a bassa emissione di CO2 e circolari?
Sicuramente una buona cultura condivisa in tutta la filiera del real estate, anche sulle prestazioni degli immobili e sulla qualità delle costruzioni che andiamo a realizzare, aiuterà a creare una domanda incentivante delle pratiche virtuose. Dovrà quindi essere il mercato a guidare la trasformazione; anche su questo aspetto dovremo lavorare nei prossimi anni. Uno strumento efficace a mio avviso è l’uso del carbon budget.