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Gradient Center di SOA Architecture a Tirana
23 Luglio 2025

Un progetto di SOA Architecture che fonde progettazione architettonica, rigenerazione urbana e inclusività sociale 

di Sabrina Zanini

C’è un punto esatto nella periferia sud di Tirana in cui il tessuto urbano smette di essere una somma di frammenti edilizi e si ricompone in un sistema coerente di connessioni ambientali e sociali. È in questo varco, affacciato sul lago artificiale della città e incastonato nel Grande parco, che nasce il Gradient Center, un complesso a uso misto progettato da SOA Architecture che rappresenta una nuova generazione di dispositivi urbani in cui architettura, paesaggio e comunità si fondono in un modello integrato di rigenerazione urbana sostenibile. L’intervento, frutto di una visione sistemica orientata ai principi dell’Agenda ONU 2030 e coerente con i criteri ESG (Environmental, Social, Governance), si colloca in un’area strategica caratterizzata da criticità urbanistiche e potenzialità ambientali inespresse.


Il Gradient Center si distingue per un approccio multidimensionale che incarna i valori della transizione ecologica e sociale: integra funzioni residenziali, direzionali, commerciali e pubbliche in un organismo architettonico fluido, accessibile, permeabile. La forma a virgola del volume costruito è pensata non solo per massimizzare l’irraggiamento e la ventilazione naturale secondo i principi della progettazione bioclimatica, ma per introdurre un nuovo ordine morfologico nello spazio urbano, capace di orientare flussi, accogliere usi diversi e generare prossimità. “Emblematica, in tal senso, – spiega l’architetto Eurind Caka, co-founder dello studio – è la passerella ciclopedonale sopraelevata che scavalca l’autostrada urbana riconnettendo fisicamente il quartiere al lago e simbolicamente la città al suo paesaggio: un’infrastruttura leggera ma potente, progettata in coerenza con le linee guida europee sulla mobilità dolce (European Green Deal – Sustainable and Smart Mobility Strategy), che promuove l’intermodalità sostenibile, l’inclusività e la sicurezza urbana”. Ed è proprio attorno a questo asse centrale che si articola una maglia di percorsi ciclopedonali che costituiscono una rete ecologica funzionale ed alla continuità ambientale, contribuendo all’obiettivo UE di incrementare le infrastrutture verdi nei contesti urbani. L’integrazione tra elementi costruiti e spazi aperti è coerente con i requisiti definiti nella Tassonomia Europea per la finanza sostenibile, in particolare per quanto riguarda la mitigazione e l’adattamento climatico, la gestione efficiente delle risorse naturali e la protezione della biodiversità. Anche sul piano tecnico il progetto si distingue per l’adozione di materiali ad alte prestazioni e di provenienza certificata, come i profili in alluminio Wicona composti per il 70 per cento da materiale riciclato, conformi agli standard della norma EN 15088 per i prodotti metallici strutturali riciclati, e le superfici vetrate selettive a elevata efficienza termoacustica, in linea con i requisiti previsti dal Regolamento UE 305/2011 sui prodotti da costruzione (CPR). “Il pacchetto involucro – continua l’architetto Caka – è pensato secondo i criteri di durability e disassemblabilità, in linea con i protocolli di economia circolare (Circular Economy Action Plan) e conforme alle prescrizioni del DGNB e del sistema di certificazione LEED v4.1, in particolare per quanto riguarda i crediti relativi a Energy and Atmosphere (EA), Indoor Environmental Quality (EQ) e Materials and Resources (MR)”. Ogni elemento architettonico è stato progettato per rispondere alle performance ambientali e alla qualità dell’esperienza spaziale: la facciata diventa interfaccia attiva tra interno ed esterno, modulando luce naturale, ventilazione trasversale, schermature solari e apertura visiva verso il paesaggio. Questo livello di integrazione ambientale è reso possibile da un processo progettuale olistico e transcalare, in cui la dimensione tecnica e quella relazionale si intrecciano, con l’obiettivo di generare non solo efficienza ma senso.

La rigenerazione promossa da SOA Architecture non si limita infatti alla riqualificazione fisica dell’area, ma attiva un processo culturale e comunitario: l’edificio diventa luogo di incontro, catalizzatore di pratiche urbane, infrastruttura di relazioni. Si tratta di un paradigma di “urbanismo rigenerativo”, in linea con le più recenti riflessioni del New European Bauhaus, in cui lo spazio costruito è oggetto e soggetto della transizione sostenibile. In questo contesto, l’architettura non si limita a “occupare” lo spazio ma lo interpreta, lo ridefinisce e lo restituisce alla collettività in forme nuove, inclusivamente accessibili e ecologicamente sensibili.

Il Gradient Center si propone così come una best practice internazionale di rigenerazione integrata: un progetto replicabile, scalabile e compatibile con le strategie europee di resilienza urbana, capace di tradurre la complessità dei contesti contemporanei in opportunità di innovazione ambientale, sociale e culturale. In un tempo in cui l’architettura è chiamata a farsi carico di responsabilità sistemiche, il lavoro di SOA dimostra come sia possibile coniugare visione, tecnica e ascolto, costruendo spazi che non solo durano, ma dialogano, educano, generano valore condiviso e rigenerano, insieme alle città, anche le relazioni.