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La Casa dell’Ortolano a Ferrara
12 Luglio 2025

Tra memoria e futuro.
La Casa dell’Ortolano è un modello di rigenerazione urbana e sostenibile, in cui grazie al protocollo GBC Historic Building, è stata data una risposta a tutti gli obiettivi di sostenibilità: economica, sociale e ambientale. 

di Sabrina Zanini

 

Era necessario procedere con un restauro sostenibile, utilizzando tecnologie e materiali che fossero il più possibile vicini allo stato di fatto, ma con un’attenzione alla reversibilità e al disassemblaggio – spiega l’architetto Cristiano Ferrari, responsabile dell’applicazione del protocollo HB. Una volta compreso il progetto architettonico, strutturale e impiantistico, abbiamo allestito un tavolo di lavoro, in cui sono state coinvolte tutte le professionalità necessarie. Da questo confronto, e applicando la griglia del protocollo di sostenibilità ambientale per le diverse aree tematiche, si è iniziato a pensare all’utilizzo di materiali che potessero rispondere al meglio alle caratteristiche ambientali del luogo per raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Un lavoro di squadra, mosso da una visione olistica e partecipata dell’architettura. È così che ha preso avvio, nel cuore del vallo sud delle antiche mura di Ferrara, il progetto di rigenerazione di una corte rurale ottocentesca nota come “Casa dei polli”, uno dei primi progetti in Italia ad adottare il protocollo Historic Building di GBC.

Concepita idealmente dall’Amministrazione comunale di Ferrara nel 2019 e realizzata dopo l’acquisizione completa del complesso nel 2020 da parte del Comune, la ristrutturazione è stata seguita dal team di esperti e coordinata dall’architetta Federica Tartari. La scelta di seguire il protocollo HB ha consentito di strutturare l’intervento secondo criteri ambientali, energetici e sociali, salvaguardando l’anima storica del sito e rendendolo un’infrastruttura di comunità.
Oggi la coorte è conosciuta come Casa dell’Ortolano ed è diventata un polo turistico e didattico incentrato su cicloturismo, cultura del territorio e accoglienza diffusa, grazie a un investimento di circa 3 milioni di euro. L’intervento ha avuto come obiettivo la valorizzazione del patrimonio edilizio, ma anche il recupero dell’identità culturale del territorio. Come ha spiegato il sindaco Alan Fabbri, l’intenzione era “farla diventare la porta d’accesso al circuito delle Mura, un punto di incontro vivo e accogliente con alloggi per cicloturisti, un bistrot dove assaporare la tradizione gastronomica locale e spazi didattici dedicati alla cultura rurale”.

 

Il protocollo GBC Historic Building: rigore e visione integrata

Riprendendo le parole del consigliere GBC Italia Paolo Cambula, “il protocollo GBC Historic Building si propone di certificare la qualità dell’edificio storico, idealmente la linea di spartiacque è la Seconda Guerra Mondiale, in termini di sostenibilità e di comfort di chi poi utilizza quel bene. Questo strumento è stato pensato per rispondere alla crescente esigenza di allineare gli interventi sul patrimonio storico ai criteri ESG (ambientali, sociali e di governance), mantenendo una stretta coerenza con l’identità degli edifici e i materiali originari.

 

Casa dell’Ortolano è un restauro che diventa laboratorio di sostenibilità.

Questa rigenerazione – racconta Ferrari – è un caso emblematico in quanto, oltre all’aspetto legato al restauro sostenibile dei due immobili, si è intervenuti sul contesto ambientale dando nuovo significato all’intero complesso. L’idea di creare un punto di ristoro con ospitalità, che si lega al punto di sosta con servizi per i ciclisti, ha creato quella connessione con il contesto urbano e il territorio circostante necessari per la rigenerazione. Avendo utilizzato nel restauro dei due edifici materiali naturali riciclabili e disassemblabili, la Casa dell’Ortolano è diventata anche un esempio virtuoso per tutte le persone che la frequentano e che hanno la possibilità di comprendere ciò che è stato fatto. In questo modo l’edificio diventa elemento divulgativo di sostenibilità”. Un punto di riferimento per cittadini e visitatori, dove si racconta non solo la storia della corte, ma anche il valore contemporaneo di una progettazione consapevole. È questo il valore aggiunto della certificazione GBC: fare del recupero una narrazione attiva del territorio.

Il protocollo, infatti, è stato determinante nel guidare l’intero processo progettuale. Dopo i primi sopralluoghi, l’équipe tecnica ha impostato un tavolo multidisciplinare per valutare ogni aspetto del recupero in chiave sostenibile. In questo contesto si è arrivati alla scelta di materiali come argilla cruda e canapa, grazie alla loro alta capacità igrometrica e al contributo nel raggiungimento di “zero emissioni” all’interno degli ambienti. “Abbiamo iniziato a pensare all’utilizzo di materiali che potessero rispondere al meglio alle caratteristiche ambientali del luogo per raggiungere gli obiettivi di riqualificazione energetica, azzeramento dell’inquinamento indoor, reversibilità e disassemblabilità”, racconta Ferrari.

La struttura del protocollo, suddivisa in aree tematiche e crediti attivabili, si è rivelata utile anche per facilitare il dialogo con la committenza pubblica. “In questo caso, il Comune di Ferrara era già familiare con le logiche di sostenibilità ambientale promosse da GBC Italia e questo ha facilitato l’integrazione dei requisiti tecnici e culturali” spiega ancora l’architetto.

 

Un paradigma replicabile e di valore

L’approccio seguito nella Casa dell’Ortolano dimostra che l’applicazione del protocollo GBC Historic Building può diventare una metodologia replicabile, soprattutto nel contesto del patrimonio pubblico diffuso. “Deve avvenire un cambio di paradigma, un approccio diverso al restauro sostenibile che tenga nella dovuta considerazione la storia dell’edificio, le sue fasi costruttive, le tecnologie e i materiali utilizzati, fornendo una interpretazione contemporanea del progetto di restauro e di rifunzionalizzazione sostenibile”, sottolinea Ferrari. L’esperienza di Ferrara si presta a diventare un modello per altre città che vogliono investire sulla qualità urbana attraverso il recupero degli edifici storici. Se da un lato molti enti pubblici considerano ancora la certificazione ambientale come un “costo”, il caso di Ferrara dimostra il contrario. “Nel caso specifico Ferrara ha già uno storico di applicazione dei protocolli di sostenibilità ambientale GBC-HB e con la Casa dell’Ortolano, l’Amministrazione pubblica era edotta dei vantaggi ambientali, sociali ed economici, e non è stato difficile fare accogliere l’applicazione del protocollo HB”, conferma Ferrari.
Sicuramente si deve partire con una visione olistica in cui le varie figure che concorrono a sviluppare il progetto devono dialogare per ottenere il miglior risultato per quell’edificio. Il coordinatore del progetto deve avere la capacità di “fare sintesi” con tutte le esigenze dei vari professionisti e l’utilizzo del protocollo di sostenibilità ambientale – come quello HB di GBC – diventa una griglia metodologica utile per “mettere a sistema” sia le esigenze di tutela con gli aspetti tecnici, sia quelle di sostenibilità ambientale” conclude Ferrari.