
L’Ucraina si trova già ad affrontare la sfida di gestire milioni di tonnellate di detriti legati al conflitto. Tuttavia, la maggior parte di questi materiali viene ancora considerata un problema di rifiuti piuttosto che una risorsa da recuperare.
Questo è il punto di partenza del progetto LIFE D2R-GreenUA (D2R). Riunendo partner provenienti dall’Ucraina, dalla Francia, dall’Italia e da tutta Europa, il progetto esplora come la gestione dei detriti possa diventare parte integrante della ricostruzione e come i principi dell’economia circolare possano essere integrati negli sforzi di ripresa.
Il consorzio del progetto D2R riunisce competenze complementari nei settori dell’economia circolare e della gestione dei rifiuti edili, della modellizzazione finanziaria, dell’analisi giuridica e politica, del coinvolgimento delle parti interessate, dello sviluppo delle capacità comunali, della comunicazione e dell’attuazione pratica nelle comunità ucraine.
L’esperienza italiana nella gestione, nel recupero e nel riutilizzo dei rifiuti da demolizione a seguito dei terremoti è particolarmente preziosa per il contesto ucraino. Essa dimostra come le soluzioni tecniche, i principi dell’economia circolare e l’esperienza territoriale possano sostenere approcci alla ricostruzione più pratici e sensibili al contesto.
«La vera forza di D2R risiede proprio in questa sinergia: combinare lo sviluppo delle capacità, il trasferimento di conoscenze e le competenze in materia di economia circolare, affinché le diverse esperienze territoriali possano contribuire a soluzioni più efficaci e sensibili al contesto per l’Ucraina» ha affermato Valentina Marino responsabile dei progetti innovativi di GBC Italia.
Ecco perché i partner sottolineano che l’esperienza internazionale dovrebbe fungere da punto di riferimento, non da modello preconfezionato.
«Non si tratta di copiare e incollare modelli stranieri. Si tratta di capire cosa possa realisticamente funzionare in Ucraina» dice Silvia Brembati, responsabile del progetto D2R per GBC Italia.
L’esperienza europea può fornire riferimenti utili, ma le soluzioni devono essere adattate alle realtà specifiche dell’Ucraina, comprese le condizioni di guerra, le strutture istituzionali e le esigenze di ricostruzione. Nonostante i diversi ruoli e prospettive, i partner del progetto condividono una visione comune. Per far funzionare la ricostruzione circolare non bastano le tecnologie di riciclaggio. Sono necessarie una regolamentazione chiara, incentivi economici, progetti dimostrativi concreti, nonché un coordinamento e una collaborazione più forti tra comuni, imprese e istituzioni pubbliche.
Questo è esattamente ciò che D2R intende verificare nei prossimi anni: come i detriti di guerra possano diventare parte di un sistema di ricostruzione più ampio e come gli approcci circolari possano passare dai progetti pilota alla pratica quotidiana.
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