
La sostenibilità si rinnova tra prestazioni energetiche, qualità degli spazi e risposte concrete ai bisogni abitativi
di Sara Narduzzi
Rendere una casa economicamente sostenibile, efficiente dal punto di vista energetico e adeguata alle esigenze di chi la abita richiede una visione che riesca ad affrontare contemporaneamente il costo degli alloggi, la qualità degli edifici e la disponibilità di immobili nei territori in cui si concentra la domanda. La complessità che caratterizza il tema dell’accessibilità abitativa sta mettendo alla prova le politiche urbane e la trasformazione del patrimonio edilizio ed è stato uno dei temi del Green Building Forum Italia 2026.
Il mercato restituisce segnali di una persistente pressione sui costi. Secondo l’ISTAT, i prezzi delle abitazioni sono in crescita dal 2020. Nel secondo trimestre 2026 sono aumentati del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre la capacità di spesa resta ferma: il reddito medio delle famiglie, al netto dell’inflazione, resta ancora inferiore rispetto al 2007. Le difficoltà interessano in particolare giovani e famiglie con redditi contenuti, soprattutto nelle aree urbane dove la domanda è più intensa. Secondo il rapporto Abitare l’Italia di domani curato dal Centro Einaudi, in Italia si contano 35,6 milioni di abitazioni a fronte di meno di 26 milioni di famiglie. Il fabbisogno abitativo netto è stimato intorno a 150.000 abitazioni all’anno e si concentra soprattutto nelle aree metropolitane del Centro-Nord. In alcune zone del Mezzogiorno, invece, esiste un patrimonio potenzialmente riutilizzabile che non trova una domanda equivalente. Pesano, quindi, il disallineamento territoriale e la difficoltà di far corrispondere l’offerta alle diverse esigenze. Circa un milione e mezzo di famiglie sono in condizioni di grave disagio abitativo. A questa criticità si aggiungono i nuovi bisogni legati all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle persone anziane che vivono sole, che richiedono soluzioni accessibili, di dimensioni adeguate e vicine ai servizi.
La valorizzazione del patrimonio edilizio esistente assume sempre più un carattere d’urgenza ma deve tenere conto di un panorama estremamente eterogeneo. Secondo le analisi ENEA, circa il 65% degli immobili residenziali italiani è stato costruito prima dell’introduzione delle prime normative energetiche ed è caratterizzato da consumi elevati e dotazioni impiantistiche oggi obsolete. Le configurazioni edilizie evidenziando differenze tra le zone climatiche: nelle aree più calde sono più frequenti gli edifici a un piano con una sola unità abitativa, mentre in quelle più fredde prevalgono maggiormente le costruzioni su più livelli e con più unità. Vanno considerate, inoltre, circa 8,5 milioni di “case dormienti”, pari a un quarto delle abitazioni intestate a persone fisiche. La categoria comprende unità non utilizzate come residenza principale, non locate stabilmente, prive di allacci essenziali o il cui utilizzo non è ricostruibile dalle dichiarazioni fiscali. Non si tratta quindi di alloggi immediatamente disponibili sul mercato: il loro possibile recupero dipende dalla localizzazione, dalle condizioni dell’immobile e dalla sostenibilità degli interventi necessari.
Il recupero del patrimonio esistente richiede quindi strategie differenziate, capaci di tenere insieme le condizioni degli immobili e le caratteristiche dei territori. Il miglioramento delle prestazioni energetiche, abbinato all’attenzione alla qualità abitativa e ai nuovi criteri di attrattività, può generare spazi rinnovati in grado di contribuire alla rigenerazione urbana contenendo il consumo di suolo. Sono obiettivi in linea con il Piano Casa e le misure rivolte al recupero del patrimonio pubblico, allo sviluppo dell’housing sociale e al coinvolgimento di capitali privati.
Un esempio a livello locale è il programma avviato da Regione Lombardia, che ha stanziato 96 milioni di euro per sostenere la riqualificazione di circa 2.500 alloggi da destinare alla locazione a canoni accessibili. Attualmente nella fase dei bandi, la misura prevede il recupero di immobili pubblici e privati e interventi nei quartieri di edilizia residenziale pubblica. Si rivolge anche alla cosiddetta “fascia grigia”, composta da famiglie che non possiedono i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma faticano a sostenere i prezzi del mercato libero. Efficienza energetica e riduzione degli impatti ambientali restano obiettivi essenziali, ma devono accompagnarsi alla possibilità di accedere a una casa adeguata e sostenibile anche dal punto di vista economico. La sostenibilità riguarda infatti non soltanto le prestazioni del singolo edificio, ma anche la qualità degli spazi in cui si vive, la fruibilità dei servizi e la relazione tra abitazioni, quartieri e città. La sfida è integrare recupero del patrimonio, rigenerazione urbana e accessibilità abitativa, riportando le esigenze delle persone al centro delle scelte progettuali e urbanistiche.
Al Green Building Forum Italia, la tavola rotonda: “Casa, Rigenerazione Urbana e Accessibilità” è stata aperta da Alessandro Morelli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPESS.
Ne abbiamo parlato con:
- R2M
- Lombardini22
- Arel
- MRICS
- ISS
- ANCE
- Camera dei Deputati






