
Per trasformare le risorse disponibili in risultati duraturi servono progettazione di qualità, capacità di gestione e un dialogo concreto tra imprese e pubblica amministrazione.
di Luce Ranucci
Aprire nuovi cantieri è importante, ma non basta. La vera sfida per le infrastrutture italiane è realizzare opere utili, sicure e capaci di rispondere nel tempo alle esigenze dei territori. Ferrovie, mobilità, reti idriche e collegamenti richiedono investimenti, ma anche qualità progettuale, manutenzione programmata e attenzione all’impatto ambientale. Accanto alla necessità di rispettare tempi e costi, assume un peso crescente la capacità di misurare le prestazioni e i benefici effettivi degli interventi.
Secondo la Relazione annuale 2026 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), nel 2025 gli appalti pubblici di importo pari o superiore a 40 mila euro hanno raggiunto un valore complessivo di 309,7 miliardi di euro, di cui circa 20,8 miliardi relativi ad affidamenti finanziati dal PNRR. Si tratta di cifre che comprendono lavori, servizi e forniture, non soltanto infrastrutture. Rispetto al 2024, il valore complessivo degli appalti è aumentato del 13,9%, mentre il settore dei lavori ha registrato una flessione del 10,6%. Un quadro che richiama l’attenzione non solo sull’entità delle risorse disponibili, ma anche sulla capacità di trasformare gli investimenti in opere completate, efficienti e durevoli.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza resta uno degli strumenti principali per la modernizzazione del Paese. Nell’agosto 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato una rimodulazione di investimenti per oltre un miliardo di euro, con 576 milioni destinati al potenziamento del Fondo Idrico, per contrastare la siccità, ridurre le perdite e migliorare la resilienza dei territori. Ma la questione non si esaurisce con la realizzazione degli interventi: riguarda anche la successiva gestione, la manutenzione e sostenibilità economica nel lungo periodo.
A rendere urgente questa prospettiva è la fragilità del territorio italiano. Il Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, pubblicato nel 2025 (con dati aggiornati al 2024), evidenzia che il 94,5% dei comuni italiani è interessato da aree esposte a pericoli di frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Circa 1,28 milioni di persone risiedono in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata. Progettare infrastrutture resilienti significa quindi, integrare fin dalle prime fasi la valutazione dei rischi climatici e idrogeologici, la gestione delle acque e le strategie di prevenzione, superando una logica basata prevalentemente sugli interventi di emergenza.
Accanto alla sicurezza, assume un ruolo centrale la riduzione dell’impatto ambientale. Le emissioni associate a un’infrastruttura dipendono dalla produzione dei materiali, dalle attività di cantiere, dall’utilizzo dell’opera e dalla sua manutenzione. Considerarne l’intero ciclo di vita permette di confrontare soluzioni progettuali diverse, valutando non soltanto il costo iniziale, ma anche la durabilità, i consumi di risorse e le prestazioni ambientali nel tempo. Un approccio che richiede competenze specialistiche, criteri di valutazione condivisi e strumenti capaci di misurare i risultati.
Ne abbiamo parlato con Matteo Salvini nella tavola rotonda: “Infrastrutture e Competitività” al Green Building Forum Italia 2026, promosso da GBC Italia, che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Per Costruire l’Italia di domani, la competitività del settore delle costruzioni è fondamentale: abbiamo affrontato diversi temi attraverso quattro tavole rotonde. Dell’energia, della rigenerazione urbana, dello sviluppo sostenibile dei territori e delle infrastrutture.
Il valore di questo appuntamento risiedeva soprattutto nella possibilità di creare un collegamento tra le esigenze delle imprese e gli obiettivi della pubblica amministrazione. Da un lato, gli enti pubblici sono chiamati a definire priorità e procedure trasparenti; dall’altro, le imprese possono contribuire con competenze tecniche, materiali e soluzioni capaci di aumentare la qualità delle opere. Il confronto tra imprese e pubblica amministrazione può tradursi in un’opportunità concreta, quando favorisce una programmazione più efficace e l’adozione di criteri di valutazione che considerino non soltanto il costo iniziale delle opere, ma anche la durata, le prestazioni e l’impatto ambientale nel tempo. In questa prospettiva, strumenti di misurazione e protocolli di sostenibilità possono contribuire a verificare i risultati degli interventi e a rendere più trasparente l’impiego delle risorse pubbliche. È in questo passaggio, dalla disponibilità dei finanziamenti alla qualità dei risultati, che sostenibilità e competitività possono diventare obiettivi diversi ma complementari.
Per l’Italia, costruire le infrastrutture di domani significa dunque andare anche oltre la quantità dei cantieri e considerare il valore generato dalle opere durante tutta la loro vita. Una prospettiva nella quale il dialogo tra istituzioni e sistema produttivo può contribuire a trasformare gli investimenti in benefici concreti per i territori, l’economia e le comunità.
Al Green Building Forum Italia, la tavola rotonda: Infrastrutture e Competitività
Ne abbiamo parlato con:
- A2A
- ADR
- ABDR
- OICE
- Sogesid
- Alis
- Ministero dell’Interno




