
Decarbonizzare i processi produttivi e ridurre i consumi senza perdere competitività. Tra rinnovabili, innovazione industriale ed efficienza degli edifici, la trasformazione energetica coinvolge l’intera filiera del costruito.
di Carlotta Rocci
Decarbonizzare la produzione industriale, ridurre i consumi e investire in nuove tecnologie sono passaggi decisivi per la competitività delle imprese europee. Ma l’Italia affronta questa trasformazione in un momento complesso e con uno svantaggio: secondo la Commissione europea, nel primo semestre del 2025 i prezzi dell’elettricità per le grandi imprese italiane sono stati i sesti più elevati dell’Unione. A incidere è anche la struttura del sistema energetico nazionale: nel 2025 le fonti fossili rappresentavano il 51% del mix elettrico italiano, contro il 29% della media europea. È questa tensione tra competitività industriale e obiettivi ambientali uno dei temi affrontati dal Green Building Forum Italia, che ha dedicato una delle sue quattro tavole rotonde al rapporto tra energia, industria e competitività.
Il peso dell’energia sulla competitività va oltre il prezzo pagato dalle imprese. Riguarda la possibilità di programmare gli investimenti, migliorare l’efficienza dei processi produttivi, adottare nuove tecnologie e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Per la filiera delle costruzioni, questa relazione è particolarmente stretta: l’energia serve a produrre i materiali e a far funzionare gli edifici, mentre l’innovazione industriale può contribuire a ridurre consumi ed emissioni in entrambe le fasi.
Il costruito, tra domanda energetica e produzione industriale
Nell’Unione europea gli edifici rappresentano circa il 40% dei consumi energetici. Ridurne il fabbisogno significa quindi intervenire su una componente rilevante della domanda. In Italia, secondo il rapporto ENEA-CTI, il 45,3% degli immobili residenziali analizzati attraverso gli attestati di prestazione energetica emessi nel 2024 appartiene alle classi F e G. Il dato riguarda gli immobili certificati, non l’intero patrimonio nazionale, ma indica quanto sia ancora ampio il margine di miglioramento delle prestazioni energetiche. La riqualificazione costituisce anche un mercato per l’industria: materiali isolanti, impianti, componenti e sistemi di gestione dell’energia nascono da attività produttive, ricerca e sviluppo tecnologico. La domanda di edifici più efficienti può sostenere l’innovazione della filiera, mentre i costi e le prestazioni delle soluzioni disponibili incidono sulla possibilità di diffondere gli interventi. La decarbonizzazione riguarda però anche il modo in cui questi prodotti vengono realizzati. Secondo ISPRA, nel 2024 l’industria manifatturiera ha contribuito per il 12,7% alle emissioni nazionali di gas serra, mentre la produzione di energia ha rappresentato il 17,6%. Per comparti come quello del cemento, ridurre l’impatto ambientale significa intervenire anche sulle emissioni associate ai processi produttivi. La direttiva europea EPBD rafforza questa prospettiva, introducendo progressivamente la valutazione delle emissioni lungo il ciclo di vita dei nuovi edifici, inclusi i materiali da costruzione.
Rinnovabili ed efficienza, due leve complementari
La trasformazione del sistema produttivo procede insieme a quella del sistema energetico. Secondo i dati Terna, nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana. La produzione fotovoltaica ha superato i 45 TWh, crescendo del 25% rispetto all’anno precedente, ma la minore produzione idroelettrica ha contribuito a ridurre la copertura complessiva delle rinnovabili rispetto al 42% del 2024.
I dati mostrano come la crescita della capacità di generazione debba accompagnarsi allo sviluppo delle reti, degli accumuli e degli strumenti di flessibilità necessari a integrare una produzione variabile. Il tema riguarda direttamente anche gli edifici, che possono contribuire alla transizione attraverso l’autoproduzione da fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei consumi e sistemi di gestione capaci di adattare la domanda alla disponibilità di energia. L’efficienza permette di ridurre il fabbisogno energetico. Il Rapporto annuale ENEA 2026 registra risparmi per 5,08 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), conseguiti attraverso le misure monitorate tra il 2021 e il 2025, pari all’85% dell’obiettivo intermedio del PNIEC. Di questi, 2,67 Mtep derivano dalle detrazioni fiscali. Un risultato che documenta il contributo delle politiche pubbliche alla riduzione dei consumi e il ruolo del patrimonio edilizio nella trasformazione energetica.
Le politiche nazionali intervengono su entrambi i versanti. Energy Release 2.0 collega l’approvvigionamento di energia rinnovabile per le imprese energivore alla realizzazione di nuova capacità di generazione, mentre gli strumenti di incentivazione dell’efficienza sostengono la riduzione dei consumi. Per il costruito, il rapporto tra pubblico e privato si sviluppa anche nella programmazione della riqualificazione, nell’integrazione delle rinnovabili negli edifici e nella diffusione delle tecnologie necessarie a migliorare le prestazioni. Il patrimonio edilizio rappresenta così un punto di incontro tra produzione e consumo di energia, innovazione industriale e politiche di decarbonizzazione. La sua trasformazione incide sulla domanda energetica del Paese e, contemporaneamente, sulle prospettive produttive delle imprese che progettano e realizzano materiali, impianti e tecnologie. È in questa doppia dimensione che il costruito assume un ruolo nella competitività italiana.
Al Green Building Forum Italia 2026 la tavola rotonda: “Energia, Industria e Competitività” aperta dal Senatore Carlo Calenda
Ne abbiamo parlato con:
- GEWISS
- Heidelberg Materials
- Wolf System
- Mapei
- ENEA
- ISPRA
- RSE
- Camera dei Deputati
Gli Official Sponsror del Forum hanno preso parte alla conferenza stampa di Roma lo scorso 14 ottobre: CLICCA QUI per leggere la News e le dichiarazioni.






