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AI nella progettazione: opportunità o rischio?
29 Settembre 2026

La nuova tecnologia cresce sempre di più, ma i professionisti si interrogano sul futuro

di Chiara Ferrero

 

Valido aiuto in tutte le fasi di progettazione o rischio di una perdita di rapporto tra progettista e committente?

L’intelligenza artificiale si è affermata con decisione nel mondo dell’ingegneria e dell’architettura e cresce a livelli esponenziali. Ma  professionisti sono attenti nel valutare possibilità e pericoli che ne derivano.

“L’intelligenza artificiale offre moltissime opportunità – spiega Andrea Fornasiero, presidente del Comitato Tecnico di GBC Italia – ma ad oggi non sono ancora chiare tutte le sue potenzialità. L’IA può fare tutto, ma nessuno capisce ancora cosa vuol dire davvero ‘tutto’. Si riesce solo a intravedere quello che sta succedendo“.

Come in tutti i settori, anche in quello della progettazione l’uso dell’intelligenza artificiale va “dalla stesura di relazioni, che è forse il più normalizzato” agli utilizzi “più profondi che sono in corso di sviluppo“. Qui le possibilità sono ampie. “Ci sono tutti i lavori ripetitivi che richiedono automazione che possono essere affidati all’intelligenza artificiale – prosegue – e questa è la prima applicazione. A lungo termine, invece, ci sarà una applicazione un po’ più strutturata: se si addestra bene l’IA potrebbe esserci l’opportunità di farle fare anche la parte in carico all’uomo, che è quella della filosofia progettuale“.

Tra i benefici, la riduzione dei tempi di calcolo manuale, l’ottimizzazione delle risorse e dei materiali per ridurre l’impatto ambientale e la capacità di costruire una memoria tecnica. “Bisogna però sempre tenere conto che, nonostante l’interesse per la grande novità – dice ancora Fornasiero – il progettista si scontra spesso con i problemi e le incombenze quotidiane, come per esempio gli imprevisti di un lavoro in consegna. Priorità che rallentano la progressiva implementazione delle IA nel progetto“.

Ed è proprio per questo che il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana deve essere estremamente equilibrato, in modo da evitare storture, errori e fughe in avanti della macchina. “L’intelligenza artificiale deve accompagnare l’intelligenza naturale umana – aggiunge – perché l’ingegneria non è fatta solo di numeri come spesso si potrebbe immaginare, ma è fatta prima di tutto di persone. Faccio un esempio: una persona vuole costruire un immobile, si rivolge ai progettisti. È vero che questo investitore conosce le sue esigenze, ma non le conosce nel dettaglio. Per cui c’è la forte necessità di interazione tra persone, tra progettista e investitore e questo l’intelligenza artificiale non può farlo“. Per questo, il rapporto umano “è una parte fondamentale, che la macchina non può dare“.

Una delle questioni al centro del dibattito è quella delle competenze necessarie per l’utilizzo della nuova tecnologia. “Non sono richieste competenze specifiche – sottolinea Fornasiero – perché il progettista naturalmente è perfettamente in grado di fare il suo lavoro. Ma la cosa più difficile quando ci si confronta con l’IA è capire se quello che sta facendo è la cosa giusta. A volte infatti si scopre che sbaglia, perché magari non riesce a vedere la formula del documento oppure perché fraintende”.

Difficile capire quale sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla progettazione nel prossimo futuro. “Ad oggi l’intelligenza artificiale nel nostro settore si usa più per i concetti che per i calcoli – aggiunge – penso che questo aspetto cambierà nel giro di 5 o 6 anni, forse 10, perché comunque le nuove generazioni sono molto più propense all’utilizzo dei nuovi strumenti ed è molto più facile per loro utilizzare l’IA. Nel momento in cui ci sarà un cambio generazionale, nascerà un’interazione molto più forte e ci sarà maggiore continuità tra intelligenza naturale e artificiale. Il sistema andrà a regime“.

Non mancano certo le preoccupazioni e le incognite. “Il vero rischio è che ad un certo punto le attività in cui opera l’intelligenza artificiale siano prevalenti su quelle umane – afferma Fornasiero – è lì che si rischia di perdere la competenza. Per quanto riguarda le simulazioni, ad esempio, più i software sono evoluti e meno le persone si domandano che cosa c’è sotto quel software e quali sono i principi di funzionamento del software stesso. Questo è un grosso limite, perché sono costruiti sulla base di determinate ipotesi. E nel momento in cui si vanno ad inserire i dati, scegliendo quali sono importanti e quali non lo sono, si influenza fortemente il risultato. E quindi è fondamentale la competenza di chi li usa“. Secondo gli esperti, occorre la conoscenza dei limiti della tecnologia e la consapevolezza che la responsabilità professionale è necessariamente affidata all’uomo. “Possiamo dire con certezza – prosegue il presidente del Comitato Tecnico GBC Italia – che comunque la responsabilità non può cadere sulla macchina. La macchina non può andare in tribunale, la responsabilità della buona riuscita di un progetto resta comunque in capo al professionista che utilizza l’intelligenza artificiale. E probabilmente questo rappresenta, ad oggi, anche il limite maggiore delle IA“.