01 apr 2022

Scelte audaci per garantire prospettive al settore edile e immobiliare

Editoriale a cura di Fabrizio Capaccioli, Vicepresidente di GBC Italia

Secondo la New York State Energy Research and Development Authority più di 100 miliardi di tonnellate di carbonio, sotto forma di CO2, devono essere rimosse dall’atmosfera entro il 2050. La sola riduzione delle emissioni di gas serra non sarà sufficiente a mantenere il riscaldamento globale al di sotto di una media di due gradi Celsius a livello globale.

Nell’UE la ristrutturazione degli edifici esistenti potrebbe ridurre del 5-6% circa il consumo totale di energia del Continente e del 5% circa le emissioni di biossido di carbonio. Tuttavia, in media, meno dell'1% del parco immobiliare nazionale è ristrutturato ogni anno. Ne consegue che i tassi di ristrutturazione dovrebbero almeno raddoppiare.

Una sfida complessa che passa attraverso l’ampliamento della prospettiva dal singolo edificio al complesso edilizio, al quartiere, e poi all’intera città. Il tema della riduzione delle emissioni, e la decarbonizzazione è il punto su cui l’edilizia italiana si gioca molto del proprio futuro.

Il bisogno di soluzioni sostenibili a basse emissioni di carbonio riguarda già il presente non più solo il futuro. Globalmente, agli edifici è imputabile il 38% delle emissioni annuali di carbonio, il 28% è dovuto alle emissioni provenienti dall’energia utilizzata operativamente (riscaldamento, raffreddamento, illuminazione) e il 10% deriva da emissioni associate a materiali e processi di costruzione. Riuscire a ridurre queste cifre comporterà un impegno maggiore a causa dell’incremento dell’urbanizzazione. Da qui al 2060, il patrimonio edilizio mondiale raddoppierà, con un ritmo equivalente a una nuova New York al mese.

Andare avanti significa affrontare una serie di sfide interconnesse. L’ambiente costruito deve evolversi eliminando gradualmente le infrastrutture a combustibili fossili, le tecnologie necessarie esistono già.

Questi cambiamenti presentano un’enorme opportunità. Lo sviluppo a basse emissioni di carbonio rappresenta una mossa strategica anche dal punto di vista economico: l’International Finance Corporation ritiene che gli edifici green varranno quasi 24,7 trilioni di dollari entro il 2030.

L’Europa sceglie di contrastare il surriscaldamento globale e combattere i cambiamenti climatici definendo il principio secondo cui tutte le spese del Recovery Fund dovranno rispettare il principio del “non nuocere” Do No Significant Harm (DNSH): gli interventi previsti dai PNRR nazionali non devono arrecare nessun danno significativo all’ambiente, individuando sei criteri per determinare come ogni attività economica contribuisca in modo sostanziale alla tutela dell’ecosistema. Inoltre, i piani devono includere interventi che concorrono per il 37% delle risorse alla transizione ecologica. Il principio DNSH si basa su quanto specificato nella “Tassonomia per la finanza sostenibile”, adottata per promuovere gli investimenti del settore privato in progetti verdi e sostenibili, nonché contribuire a realizzare gli obiettivi del Green Deal. La tassonomia europea è, dunque la chiave di volta insieme ad un programma serio di compensazione di CO2, per stimolare non solo una verifica del contenuto green degli investimenti, ma la loro diffusione su ampia scala verso una vera edilizia sostenibile e democratica.

In questo contesto si inseriscono le azioni di GBC Italia a livello europeo e che hanno ripercussioni anche sulle vicende italiane. Lo stesso Manifesto dell’Associazione è perfettamente allineato con i criteri europei che essa stessa ha contribuito ad indirizzare.

La buona notizia è che, sul fronte edile ed immobiliare, tendenza fa sempre di più rima con sostenibilità. Molto è stato già fatto: il Rapporto ISPRA sugli indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei principali Paesi europei mostra come i settori manufatturiero e delle costruzioni abbiano diminuito le emissioni di CO2 di oltre il 40% negli ultimi 20 anni.

La strada è ancora lunga, ma i presupposti per raggiungere l’obiettivo ci sono. Il mercato green dell’edilizia è, infatti, in netta crescita, come segnalato da una indagine americana di Research & Markets: a livello mondiale si prevede un raggiungimento di 187,4 miliardi di dollari entro il 2027, con un tasso di aumento annuale dell’8,6%. L’Italia è addirittura balzata all'ottavo posto nel mondo nella lista stilata annualmente dei primi 10 paesi per edifici certificati con i protocolli energetico-ambientali della famiglia LEED, si posiziona seconda tra i paesi europei, ma è al momento il Paese che presenta la maggior crescita percentuale, confermando una domanda sempre crescente di edifici green certificati secondo i protocolli LEED e GBC. Le strategie e le buone pratiche promosse da GBC Italia, consentono di riprogettare uffici, edifici, territori e comunità, rendicontando, anche grazie a sistemi di rating certificati e protocolli energetico-ambientali, il valore prodotto.

Molto però rimane ancora da fare. Il futuro dell’edilizia passa attraverso la capacità di stare al passo con un settore in continua evoluzione. Secondo l’Ocse a livello mondiale dovranno essere investiti 6,9 trilioni di dollari entro il 2030 per rispettare gli obiettivi sul clima previsti dagli accordi di Parigi ed edilizia e mercato immobiliare rappresentano un ingente peso in questo piano. La sostenibilità nelle infrastrutture diventa così una leva di sviluppo per molti Paesi, un’occasione di crescita. Il World Economic Forum calcola che investire l’1% del Pil nelle infrastrutture, produce un ritorno economico dello 0,4% nel primo anno e dell’1,5% in ciascuno dei quattro anni successivi.

Di fatto, quindi, la decarbonizzazione è oggi un tema su cui tutti i settori industriali, compreso quello delle costruzioni, si giocano molto, se non tutto.

Lo stesso Superbonus, che ha avuto il pregio di dare un segnale iniziale in un momento di crisi, va integrato in una più ampia strategia che presenti la necessaria completezza, armonizzazione e sistematicità, anche attraverso l’introduzione dei protocolli energetico-ambientali con rating di sostenibilità e controlli lungo tutta la filiera dei progetti ad opera di organismi di certificazione terzi e accreditati.

È necessario mettere gli esseri umani, le comunità, al centro di ciò che facciamo, in questo senso edificare la sicurezza, la salubrità, partendo dalle macerie di un trauma - sia esso pandemico o relativo a calamità naturali - diventa per noi un obiettivo e, non solo per rispettare gli impegni presi per la road map di decarbonizzazione al 2050.

Questi i criteri a cui la grande Community dei Green Building Council si ispira da oltre vent’anni, non solo intercettando queste necessità, ma anticipandone i trend, contribuendo a farne percepire l’urgenza. Un’Associazione che da vent’anni detta le linee guida per un mondo costruito decarbonizzato in più di 70 Paesi.

Oggi, abbiamo una grande opportunità in Europa e nel nostro Paese in particolare.

La missione della transizione green del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede di allocare più del 32% delle risorse a questo obiettivo nel periodo 2021-2026, parliamo, unitamente al fondo complementare di 68,66 miliardi di euro. Rinnovabili, economia circolare ed efficienza energetica negli edifici residenziali a cui sono destinati 12,1 miliardi di euro. Circa un terzo di questo valore sarà affidato alla gestione dagli Enti territoriali, che dovranno dimostrare di voler perseguire gli obiettivi richiesti. Una grande opportunità che va affrontata con audacia e coraggio, per fare la differenza, per guardare agli spazi vitali delle comunità, come a spazi di benessere e salubrità, di risparmio energetico, alla circolarità e, quindi, di attenzione non solo per il bene del pianeta, ma guardando alla democraticità delle risorse messe a disposizione di tutti per abbattere la soglia della povertà energetica.

È necessario creare un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone. GBC Italia promuove strumenti per progetti ambientali che riguardano la vita di tutti i giorni, per un cambio di strategia  radicale e coraggioso, per un futuro che non debba essere temuto, partendo dalla consapevolezza che la più grande minaccia per il nostro pianeta è la convinzione che qualcun altro lo salverà.

Una vera, audace rivoluzione verso un nuovo, dirompente paradigma dell’edilizia sostenibile: democratico ed equo.